Dal 2007 al 2011 la spesa per i consumi alimentari delle famiglie italiane è calata di 7,2 miliardi di euro per i consumi domestici e di 1,8 miliardi per quelli extra domestici. In termini percentuali i consumi alimentari sono calati del 9,2%, con picchi a due cifre nelle regioni centro-meridionali, mentre i consumi fuori casa sono diminuiti di oltre l'11% soprattutto nelle aree settentrionali del Paese.
Questo calo è figlio della crisi e della perdita di potere d'acquisto degli italiani che hanno reagito però in maniera razionale, ovvero tagliando innanzitutto gli sprechi alimentari. Sono questi alcuni dei dati riportati nella ricerca : “La crisi nel piatto: come cambiano i consumi degli italiani
” realizzata da Fipe-Confcommercio. Il rovescio della medaglia è che gli italiani non solo hanno tagliato gli sprechi ma letteralmente mangiano sempre di meno, sia in riferimento a chi mangia fuori casa (12 milioni a pranzo e 3,5 milioni a cena) sia per chi lo fa a casa.
Sono sempre meno, infatti, le famiglie che quotidianamente fanno un pasto completo. Si registra una forte prevalenza nel consumo dei primi piatti e dei contorni a discapito dei secondi (carne, pesce, uova etc). Inoltre si registra una maggiore frammentazione dei consumi alimentari durante la giornata (con snack dolci e salati), proprio per il fatto che i pasti principali danno meno soddisfazione. Attualmente una famiglia italiana destina ai consumi alimentari meno di un quinto del proprio budget per consumi, una quota superiore ai Paesi del Nord Europa o Anglosassoni ma in calo.
Allargando l'arco temporale agli ultimi 40 anni, si registra un aumento della spesa alimentare medio annuo dello 0,7%, contro il +6,2% della spesa per le comunicazioni (che però negli anni 70 era bassa) e del +5,6% medio annuo delle spese per la salute (aumento spiegabile anche per l'invecchiamento della popolazione).
Ma se la tendenza al ribasso dei consumi alimentari appare evidente, attualmente gli italiani appaiono ancora legati alla tradizione, con la maggior parte degli italiani che preferisce le specialità gastronomiche regionali al cibo etnico, inserito però nel paniere Istat dello scorso anno come rappresentativo dei consumi italiani. Il salutismo invece non sembra tener banco sulle tavole degli italiani, tanto che negli ultimi vent'anni si è registrato un incremento di spesa di appena 3 euro per il consumo di frutta e di 5 euro per quello delle verdure. Un dato più culturale che figlio della crisi e del quale paghiamo le conseguenze con il fatto che il 10% della popolazione maggiorenne si trova in condizione di obesità (il 35,5% in sovrappeso), mentre il 23% dei bambini è in sovrappeso e l'11% obeso.
RISORSE:
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CREDIT
Kalense Kid
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