Giovedi, 17 Maggio 2012

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Alimentari

IL PREZZO DELLE IMPORTAZIONI ALIMENTARI SFONDA I 1000 MILIARDI, NECESSARIO AUMENTARE LA PRODUZIONE

faoutlookreport1911.gifAbbiamo visto nei giorni scorsi ches econdo i dati presentati ad Agriculturability, nei prossimi 40 anni la produzione agricola dovrà essere aumentata di almeno il 70% rispetto ai valori attuali, per far fronte alla crescita della popolazione. Una necessità che però potrebbe diventare attuale anche molto prima.  Nell'ultima edizione delrapporto semestrale “Food OutlookFood Outlook ”, infatti, la Fao ha sottolineato che si profilano tempi non facili, a meno che a partire dal prossimo anno, la produzione delle principali colture alimentari non aumenti in modo significativo.
L'Agenzia Onu ha stimato cheil costo totale delle importazioni potrebbe già superare nel 2010 la soglia dei mille miliardi di dollari, con ripercussioni significative sui prezzi delle derrate. Nello specifico il costo delle importazioni alimentari aumenterà dell'11% per i Paesi più poveri e del 20% peri Paesi a basso reddito con deficit alimentare.
La causa di questi rialzi è imputabile in Parte alle condizioni atmosferiche sfavorevoli che ha portato la produzione cerealicola a ridursi del 2% invece che aumentare dell'1,2% come inizialmente previsto. Ciò comporterà una riduzione degli stock cerealicoli mondiali del 7%, il mais calerà del 12%, il grano del 10% e l'orzo addirittura del 35%. Solo le riserve di riso si prevedono in aumento del 6%. Ricordiamo in proposito che la Russia ha deciso di bloccare le esportazioni di grano, in seguito agli incendi estivi, provocando pesanti ripercussioni sui mercati mondiali.
Di fronte a questi dati la Fao ha lanciato un forte appello affinché si aumenti la produzione già dal prossimo anno così da ricostruire le scorte, scongiurando così il rischio di forti instabilità sui mercati internazionali. Altrimenti la conseguenza sarà un inevitabile aumento di prezzo per i consumatori.
Sempre sul fronte dei prezzi il rapporto evidenzia che gli aumenti di prezzi registrati dalla maggior parte dei prodotti agricoli di base negli ultimi sei mesi sono dovuti, oltre alla riduzione dell'offerta a causa delle condizioni meteorologiche, anche alle risposte politiche di alcuni paesi esportatori ed alle fluttuazioni dei mercati delle valute.

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LA MAGGIOR PARTE DEGLI EUROPEI ASSOCIA GLI ALIMENTI AL PIACERE, SOLO 1 SU 3 HA DUBBI SULLA SICUREZZA

efsabarometrali1811.gifSecondo un'indagine di Eurobarometro la maggior parte dei cittadini europei associa gli alimenti e il loro consumo ad un senso di piacere, derivante dal fatto di scegliere cibi freschi e saporiti (58%) o di godersi un pasto in compagnia di familiari e amici (54%). Il 44% dei cittadini cerca prezzi accessibili per il cibo e associa gli alimenti al senso di appagamento della fame, mentre poco più di un terzo dei consumatori (il 37%) manifesta preoccupazione per la sicurezza alimentare. Infine quasi un consumatore su quattro (23%) pone l'accento su questioni nutrizionali come il controllo delle calorie e dei nutrienti (23%).
Per quanto riguarda la percezione dei rischi personali che potrebbero incidere sulla propria vita, i cittadini europei segnalano al primo posto la crisi economica (20%), seguita dall'inquinamento ambientale (18%). Il rischio di eventuali danni alla salute derivanti dall'alimentazione viene segnalato solo dall'11% degli europei. La maggior parte dei consumatori, infatti, non segnala particolari preoccupazioni legate al cibo, anche se il 19% ha indicato le sostanze chimiche, i pesticidi e altre sostanze come le maggiori preoccupazioni.
Di fronte ad un elenco di potenziali rischi associati agli alimenti, il 31% dei cittadini ha indicato i residui chimici di pesticidi in frutta, verdura e cereali, il 30% gli antibiotici o gli ormoni nella carne e la clonazione di animali per i prodotti alimentari, mentre il 29% ha segnalato le sostanze inquinanti come il mercurio nel pesce e le diossine nel maiale.
Tra altre preoccupazioni minori si segnalano la contaminazione alimentare da batteri (23%), l'aumento di peso (15%) e il non seguire una dieta sana/equilibrata (15%).


FIDUCIA NELLE FONTI DI INFORMAZIONI E NELLE AUTORITÀ DI SICUREZZA
Secondo l'indagine che ha coinvolto un campione di 26.691 persone, in tutti i 27 Stati membri, i cittadini europei esprimono il massimo livello di fiducia nelle informazioni ricevute dai medici (84%), seguite da famiglia e amici (82%), associazioni dei consumatori (76%), scienziati (73%) e gruppi per la protezione ambientale (71%). Le autorità nazionali e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) hanno raccolto un livello alto di fiducia pari rispettivamente al 64% e al 57%, mentre i governi nazionali si sono attestati al 47%.

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AGRICULTURABILITY: OCCORRE RIVEDERE LE ABITUDINI DI CONSUMO E MIGLIORARE LA RESA DELL'AGRICOLTURA

agriculturabilitybasf1511.gifQualche giorno fa abbiamo visto come, secondo Greenpeace, la Politica europea sui Biocarburanti metterà a rischio non solo il territorio ma anche le comunità più povere, che combattono ogni giorno contro la fame. Questo perchè, per rispettare gli obiettivi sarà avviato un accaparramento di terre nei Paesi in via di sviluppo da destinare alla produzione di biocarburanti piuttosto che a quella di cibo. Oggi torniamo ad affrontare questo tema, sottolineando quali potranno essere le difficoltà e le sfide dell'agricoltura nei prossimi 40 anni, se non verranno introdotte alcune modifiche nelle abitudini di consumo e nelle modalità produttive.
Secondo i dati presentati ad Agriculturability, la conferenza organizzata da Nomisma, Basf e Food Trend Foundation sul rapporto tra Agricoltura e sostenibilità, nel 2050 la popolazione mondiale sarà composta da oltre 9 miliardi di persone con una crescita concentrata soprattutto in Asia, Africa e America Latina. Una crescita che dovrà essere accompagnata da un incremento consistente della produzione agricola, di almeno il 70%, in un contesto sempre più contrassegnato dalla scarsità di risorse (acqua e cereali in primis).
In più nelle economie emergenti sta aumentando il consumo di alimenti ad alto impatto ambientale, come le carne. Per ottenere un chilo di carne bovina servono in media sette chili di cereali, quattro per un chilo di carne di maiale, due per un chilo di carne di pollo. Cereali che servono per nutrire l'animale. Per quanto riguarda il costo idrico delle carne, secondo le stime se ne utilizzano 16.000 litri per ottenere un chilo di carne di manzo, 2.400 per produrre un hamburger, 140 per ottenere una tazzina di caffè. Per costo idrico, identificato anche con il termine di acqua virtuale” o “water footprint” (impronta idrica), si intende la quantità di acqua dolce impiegata per la realizzazione di un prodotto e per il suo consumo. Ad esempio per la tazzina di caffè i 140 litri necessari considerano tutta l'acqua impiegata, ad esempio, per far crescere la pianta di caffè, trasformare i chicchi, trasportare il prodotto etc etc. Si tratta di un concetto sottovalutato ma molto importante, soprattutto in un contesto di scarsità di risorse idriche.

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ADOTTA UN MAIALE: DALLE AZIENDE AGRICOLE UNA NUOVA OPPORTUNITÀ DI RISPARMIO SULL’ACQUISTO DI SALUMI

spiderporkadistanza1311.gifColdiretti, in occasione dell’appuntamento “Gran Galà del Maiale”, tenutosi a Bologna e dedicato all’allevamento dei suini, ha presentato una nuova opportunità di risparmio che, per quanto singolare, può garantire dei tagli notevoli alle spese per l’acquisto di salumi. L'iniziativa consiste nell'adottare a distanza un maiale.
Occuparsi personalmente dell’allevamento di un suino è un’usanza antica, che viene oggi riproposta in una versione decisamente più moderna proprio perché, è una strategia di certa convenienza per il consumatore. In pratica  è possibile “adottare” un maiale acquistandolo comodamente a distanza e delegando tutte le quotidiane attività di allevamento ad un’azienda agricola specializzata, dotata di spazi idonei e di personale in grado di curare e nutrire al meglio gli animali. L'acquisto da soli o in comproprietà con altre famiglie, permette di garantirsi una fornitura esclusiva di prosciutti, salami, salsicce o carni fresche di assoluta genuinità.
Certo firmando un contratto a distanza di questo tipo non è possibile sapere se l'azienda agricola curerà effettivamente nel modo migliore l'animale o se questo gode di buona salute, vanificando, dunque i possibili vantaggi in termini di genuinità di questo genere di iniziative. Questo genere di problemi viene risolto con un servizio di webcam che permette di poter verificare con i propri occhi lo stato di salute dell'animale  ed anche le condizioni in cui viene fatto crescere. In questo modo il cliente può scegliere online il suino da acquistare e può costantemente monitorarne la vita all’interno dell’azienda agricola, in qualsiasi ora della giornata.
Ad esempio L’azienda agricola di Reggio Emilia Il Tralcio ha anche realizzato un sito web dedicato appunto all’iniziativa “Adotta un maialeAdotta un maiale ”, in cui si possono trovare tutte le informazioni necessarie per l’acquisto a distanza dell’animale. Sul medesimo sito è possibile consultare una serie di dati relativi all’effettivo risparmio che garantisce un’operazione di questo tipo, che azzera, chiaramente, ogni costo di intermediazione.

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GUIDA AI CLAIMS PUBBLICITARI DEGLI ALIMENTARI: COME DISTINGUERE LE INFORMAZIONI DALLA PUBBLICITÀ

unclaimsaliment0311.gifL'Unione Nazionale Consumatori (UNC) del Lazio ha pubblicato un'interessante guida dal titolo "Pubblicità alimentare e salute dei consumatori - come riconoscere le virtù benefiche dei cibi senza false illusioni". La guida realizzata nell'ambito di un progetto della Regione Lazio ha l'obiettivo di fornire ai consumatori maggiori informazioni sulla pubblicità alimentare, mettendoli in guardai su eventuali abusi e informazioni scorrette presente nei claims.
La pubblicità alimentare, infatti, risulta essere, secondo un'indagine svolta dalla UNC quella ritenuta dai consumatori come maggiormente utile per gli acquisti ed in grado di informare meglio, sebbene induca a consumare più del necessario. Un dato quest'ultimo confermato anche recentemente dalla Coldiretti, secondo cui il 30% del cibo acquistato dagli italiani finisce nella spazzatura. Ecco il motivo per cui i claims pubblicitari devono essere verificati e contenere informazioni corrette che non fungano solamente da richiamo per i consumatori. Nelle pubblicità alimentari si sente spesso riferimenti salutistici del prodotto in grado di mettere al riparo da malattie gravi (quali tumore ed infarto), proteggere dall'invecchiamento, rafforzare le difese immunitarie o ancora aumentare la soglia di concentrazioni. Informazioni di sicuro effetto ma che spesso non sono suffragate da certezze scientifiche. Secondo l'UNC, infatti l’80% dei claims pubblicitari sottoposti al parere dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) di Parma sono stati bocciati principalmente per mancanza di adeguati studi scientifici comprovanti gli effetti benefici per la salute. In più accade spesso che vista la mole di lavoro che l'Authority è costretta a giudicare, i tempi di approvazione si allungano e i consumatori rimangono sottoposti ad informazioni pubblicitarie che di informativo hanno ben poco. Tutto ciò in contrasto con l'articolo 2 del Codice del Consumo che prevede il diritto ad una adeguata informazione e ad una corretta pubblicità, leale, trasparente, e che non inganni sulla natura e sulle qualità del prodotto reclamizzato. Di qui l'importanza della guida che si pone lo scopo di offrire ai consumatori un'informazione ragionata sui claims nutrizionali e salutistici che accompagnano la presentazione dei prodotti alimentari di largo consumo.

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