Il consumo di vini con bollicine
prodotti in Italia continua a crescere, soprattutto allestero. È
quanto è emerso da unindagine condotta da Ovse, Osservatorio
Economico Vini, da cui si evince precisamente che nel corso del 2010
si sono consumate in Italia e nel mondo 367 milioni di bottiglie, a
fronte di 380 milioni di bottiglie prodotte tra metodo classico e
metodo italiano.
Per quanto riguarda i prodotti
realizzati con metodo classico, il top dei consumi spetta a
Franciacorta, con ben 9,8 milioni di bottiglie consumate nel corso del 2010
(di cui 8,95 in Italia), seguito da Trento DOC con 8 milioni di bottiglie
(7,5 milioni consumate nel nostro paese), da VSQ VS con 4,1 milioni di bottiglie
(ben 4,05 in Italia) e da Oltrepo Pavese, Alta Langa, Alto Adige,
Friuli ed altro DOCG e DOC con 1,7 milioni di bottiglie in totale (1,6 in
Italia).
Per questo tipo di prodotti, dunque, è
certamente prevalso il consumo in Italia, mentre per gli spumanti
realizzati con metodo italiano Charmat cresce notevolmente la
percentuale di consumi allestero.
Si sono consumate, ad esempio, 74 milioni di
bottiglie di Asti DOC nel corso del 2010, di cui appena 10 milioni di in
Italia, mentre per il Conegliano Valdobbiadene Docg/Doc le bottiglie
sono 54 milioni di (36 milioni in Italia).
I prodotti più venduti a livello
globale sono certamente gli spumanti: sono state consumate, infatti,
nel 2010 ben 130 milioni di bottiglie di spumanti secchi nel mondo (DO-IGT,
prosecco, aromatici, vitigno e generici), di cui 52 milioni in Italia, e
94 milioni di spumanti dolci (VSQ-VS, generici, vitigno e aromatici), di
cui 30 milioni in Italia.
Alimentari
Crescono i Consumi di Vini con Bollicine Italiani per un Giro dAffari di Circa 2,9 Miliardi di Euro
- 06 Aprile 2011
- Riccardo
L'Italia si Schiera Contro gli OGM per Difendere le Tipicità Della Produzione Agricola Made in Italy
- 04 Aprile 2011
- Riccardo
Nuova posizione del Governo nei
confronti degli Ogm, ovvero gli organismi geneticamente modificati:
il neo-ministro delle Politiche Agricole, Saverio Romano, ha infatti
affermato, in occasione dellAssemblea Regionale del Movimento di
responsabilità a Catania, di voler combattere duramente lutilizzo
degli Ogm nelle produzioni italiane.
Si va così a delineare una posizione
di chiusura da parte del Governo, dopo che il precedente Ministro,
Giancarlo Galan, aveva invece considerato
possibile la coesistenza tra Ogm e produzione tradizionale. Anzi
si era spinto anche oltre, minacciando sanzioni per le regioni
riluttanti, quelle cioè che si erano dichiarate non intenzionate ad
aderire alle linee guida riguardanti le sperimentazioni in questo
settore.
La principale tesi su cui il ministro
Saverio Romano ha fondato la sua idea di fermare lutilizzo degli
Ogm verte sul fatto che i prodotti che possono essere realizzati
ovunque, quali appunto gli Ogm, danneggiano la competizione sul
mercato, oltre che le tipicità locali che rappresentano senza dubbio
un grande punto di forza per lItalia.
Per difendere loriginalità e la
genuinità dei prodotti agricoli, dunque, lattuale Ministro
propone dei meccanismi di tutela del consumatore, con delle apposite
etichettature per tutti i prodotti agricoli realizzati senza utilizzo
di Ogm.
Diversi i commenti riguardanti questa
nuova posizione del Governo circa gli Ogm, Coldiretti, ad esempio, ha
espresso la sua soddisfazione, e si dichiara pienamente disponibile
ad appoggiare il Ministro Romano in ogni tipo di attività mirata a
preservare lidentità territoriale delle produzioni agricole
nazionali contro lomologazione tipica degli Ogm.
Ecco la Classifica Delle Città Dove Conviene Fare la Spesa, Piemonte e Lombardia le Regioni Più Care
- 02 Aprile 2011
- IlDuca
Secondo la Cia (confederazione Italiana
Agricoltori) nell'ultimo anno, circa una
famiglia su tre si è rivolta quasi esclusivamente alle promozioni
commerciali, per fare la spesa alimentare. Oggi vogliamo
approfondire questo tema, osservando come il risparmio connesso alle
iniziative promozionali varia nelle diverse città italiane. Ad
aiutarci in questo viaggio lungo la Penisola sarà il Codacons, che
assieme al sito spesafacile.com ha svolto un'indagine in tutte le
110 provincie italiane, per verificare dove risulti più conveniente
fare la spesa e dove meno. La ricerca ha preso in considerazione
solamente le offerte promozionali della grande distribuzione,
coprendo quasi la totalità dei punti vendita presenti nel Paese
(circa il 95% del totale dei supermercati).
Per effettuare il confronto è stato
preso in considerazione un paniere composto da 28 beni,
rappresentativi della spesa settimanale di una famiglia media. Nel
paniere sono presenti generi alimentari come latte latte, uova, pane,
pasta, carne bovina e beni legati all'igiene della persona come
sapone, detersivo e dentifricio (l'elenco dei beni è disponibile con la classifica complesta delle città a
questo
indirizzo
)
RISULTATI PRINCIPALI
Secondo l'indagine Siena risulta essere
la città più economica d'Italia, con circa 48,83 euro necessari per
acquistare il paniere di beni individuato. Al secondo posto troviamo
Vibo Valentia con 50,29 euro che precede Potenza con 50,98 euro.
Viceversa le città più care sono risultate Aosta, dove per
l'acquisto dei medesimi beni occorrono 63,83 euro, seguita dalla
provincia di Verbano-Cusio-Ossola con 62,10 euro e da Nuoro con
61,49 euro. La differenza tra la testa e la coda della classifica è
esattamente di 14 euro netti, con Aosta più cara di Siena del 28%.
Sicurezza Alimentare: in Aumento i Controlli, i Reati e le Sanzioni Comminate Dal Corpo Forestale
- 31 Marzo 2011
- IlDuca
Il Corpo Forestale dello Stato ha
presentato oggi il bilancio della propria attività di controllo nel
settore della sicurezza agroambientale ed agroalimentare. Rispetto al
2009 risultano in aumento i reati accertati e i controlli effettuati,
così come anche il numero di persone denunciate all'Autorità
Giudiziaria.
Nello specifico gli illeciti
amministrativi contestati nel 2010 sono stati 772 contro 359 del
2009 (+115%) per un importo complessivo di 1,525 milioni di euro,
mentre i controlli effettuati sono passati dai 4423 del 2009 ai 5056
del 2010 (+14,3%). Inoltre i reati accertati sono passati dai 75 del
2009 ai 102 del 2010 (+36%) e le persone segnalate all'Autorità
Giudiziaria dalle 64 del 2009 alle 120 del 2010 (+87,5%). Dati che
testimoniano, come ha sottolineato lo stesso Corpo Forestale dello
Stato, la capillare ed intensa attività operativa svolta a tutela
delle produzioni agroalimentari, della sicurezza e della salute dei
cittadini. Obiettivi dell'attività di indagine sono quelli di
assicurare ai cittadini la qualità degli alimenti e la salubrità
dell'ambiente di coltura delle produzioni agrarie attraverso la
salvaguardia delle principali filiere agroalimentari dalle sofisticazioni e dalle
contraffazioni e attraverso i controlli sui terreni. Al consumatore,
infatti, devono essere garantiti prodotti sicuri e di alta qualità
e per questo deve essere monitorato ogni singolo anello della catena
alimentare "dal campo alla tavola", per una trasparente
tracciabilità dei percorsi di produzione e degli alimenti.
Una delle battaglie più difficili che
il Corpo Forestale dello Stato si trova a dover combattere è quella
della lotta alla contraffazione, in cui, come sottolineato
dall'ufficio stampa Nazario Palmieri, l'agroalimentare vanta il
primato della falsificazione con un valore di circa 140 miliardi
di euro.
In proposito il Capo del Corpo
Forestale dello Stato, Cesare Patrone, ha assicurato che Il
sistema dei controlli funziona. Facciamo molto ma si deve fare di
più. Tra le operazioni segnalate come emblematiche vi è quella
che ha portato al sequestro di circa 200 confezioni di Gorgonzola Dop
contraffatto e destinato alla Grande Distribuzione in provincia di
Brescia. In realtà si trattava di un generico formaggio erborinato
sprovvisto dei marchi consortili di riconoscimento. O ancora quella
relativa allo olio deodorato, in cui sono stati scovati 450
mila chilogrammi di olio deodorato e di bassa qualità spacciati come
olio extravergine e venduti ad un prezzo tre volte superiore al
reale valore commerciale.
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A Casa o al Bar Fare Colazione Costa Sempre di Più, in Aumento gli Italiani Che la Saltano
- 28 Marzo 2011
- IlDuca
Qualche mese fa abbiamo riportato la
notizia che gli aumenti
dei costi per la pausa pranzo al bar o al ristorante (il 25% in
più in due anni) hanno fatto passare l'appetito agli italiani, che
sempre più spesso si arrangiano con un pranzo al sacco. Oggi
vogliamo vedere come i rincari registrati nell'ultimo periodo hanno
influenzato il rapporto degli italiani con la colazione, sia a casa
che al bar. Ad affrontare l'argomento è stata nei giorni scorsi
l'associazione dei consumatori Adoc che ha scattato una fotografia
dei prezzi della prima colazione. Dai dati riportati emerge che i
costi di una colazione al bar sono aumentati ben oltre l'inflazione e
quest'anno per il classico caffè più cornetto si arrivano a
spendere quasi 2 euro, il 13,5% in più. Il costo per un cappuccino
risulta in crescita del 9%, quello di un panino del 6,4%, mentre un
tramezzino costa il 2,3% in più. Rincarano anche i prodotti a base
di orzo: +3,7% per il cappuccino, e i decaffeinati, mentre risultano
stabili il tè e il caffè al ginseng.
Va un po' meglio per chi
fa colazione a casa, ma i rincari medi dei prodotti per la colazione
si aggirano intorno al 3%. Tra le mura domestiche i rialzi maggiori
li hanno subiti la frutta (+11,1%), i succhi di frutta (+7,6%), le
merendine preconfezionate (+7,3%) e il burro (+5,5%). Rincari anche
per lo zucchero (+2,9%), il miele (+3,4%), il latte (+1,8%), i
cereali (+1,9%), mentre i prezzi di fette biscottate e degli altri
sostituti del pane sono rimasti stabili.
I rincari, spiega l'Adoc non incidono
solo sul portafogli ma vanno ad influenzare anche gli stili di vita
degli italiani. Infatti, secondo un sondaggio dell'associazione, è
in aumento il numero di consumatori che salta la colazione, arrivato
a circa il 15% del totale, ben il 7% in più dal 2007. I rincari dei
prezzi registrati nei bar spingono l'86% dei consumatori a fare
abitualmente, almeno 5 giorni a settimana, colazione a casa.




