Donna in
età matura, di istruzione superiore, con famiglia piccola (2,7
componenti), raramente con bambini e con un budget settimanale di non
più di 100 euro. È questo l'identikit di chi fa la spesa nei
farmers market che emerge dall'indagine "Filiere corte: quale
impatto sul mondo produttivo e sulla società?" condotta dal
CURSA (Consorzio Universitario per la ricerca socioeconomica e per
l'ambiente) in collaborazione con il Ministero delle Politiche
Agricole Alimentari e Forestali.
Secondo la ricerca, la filiera corta,
ovvero la modalità di distribuzione dei prodotti agroalimentari che
taglia gli intermediari tra il campo alla tavola, tipica dei farmers
market, è la risposta che coniuga economia ed ambiente. Ovviamente
la filiera corta, che opera su binari opposti rispetto a quelli della
grande distribuzione, non è prerogativa solamente nei farmers market, ma
anche in altre forme come i Gas
(gruppi di acquisto Solidali) o la vendita
diretta in azienda agricola. Nei farmers market tuttavia i
consumatori hanno il vantaggio di poter entrare in contatto nello
stesso momento con diversi produttori e quindi possono contare su una
maggiore concorrenza nei prezzi (in rapporto alla qualità).
Tornando all'indagine il Consorzio
Universitario ha osservato 13 mercati degli agricoltori diffusi su
tutto il territorio nazionale e inviato una serie di questionari a
produttori (158) e consumatori (458) sui temi ambientali, sociali ed
economici. Oltre all'identikit del consumatore tipo è emerso che i
cittadini scelgono questi mercati diretti principalmente perchè alla
ricerca di prodotti freschi, di qualità potendo anche risparmiare.
Inoltre coloro che si recano nei mercati cosiddetti alternativi,
ovvero legati anche ad obiettivi etici, si aspettano di trovare
prodotti che rispettano l'ambiente.
Ma quanto spendono i consumatori in
questi farmers market?
L'indagine rivela che la spesa media
settimanale è di 100 euro, con una valore medio a visita che va dai
13 euro del piccolo mercato ai 25 euro dell'alternativo.
COLLEGAMENTI SPONSORIZZATI
Nei farmers market piccoli, ad esempio i produttori vengono dalle immediate vicinanze, cioè entro un raggio di circa 20 km per vendere i propri prodotti agricoli (frutta e verdura). In questi mercati si realizza maggiormente quella che viene definita spesa a km zero, ovvero di prodotti locali che non hanno dovuto viaggiare per migliaia di chilometri per arrivare dal campo alla tavola (come accade per la Gdo). I consumatori che si rivolgono a questo tipo di mercati sono soprattutto sessantenni con un livello di studio basso, che intendono risparmiare senza abbandonare la qualità. Nei mercati alternativi, invece l'offerta è più varia e prevede oltre a frutta e verdura anche olio e altri trasformati vegetali. Inoltre in questi mercati il 50% dei produttori offre prodotti biologici, contro il 34% dei grandi mercati e il 16% dei piccoli.
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