Uno dei pochi effetti collaterali che possiamo considerare positivo di questa crisi è che le famiglie italiane sono state costrette a ridurre gli sprechi alimentari e quindi anche la quantità di rifiuti. Sebbene questa situazione si sia creata da una condizione di estrema difficoltà finanziaria delle famiglie, volendo vedere, con un po' di sforzo il bicchiere mezzo pieno siamo di fronte ad un comportamento che potrebbe entrare a far parte della cultura delle famiglie anche quando questa crisi sarà passata. Un mondo più sostenibile passa, infatti, anche da una riduzione dello spreco e dei rifiuti, come è emerso in occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, conclusasi nei giorni scorsi.
Il bilancio degli sprechi alimentari è stato realizzato dall'Adoc, che ha calcolato che nel 2011, nonostante la crisi, sono stati buttati nel cassonetto comunque 335 euro (in media), pari al 7% circa della spesa totale effettuata. Un dato in calo sensibile rispetto ai 515 euro gettati nella spazzatura lo scorso anno, pari al 9% della spesa, sebbene i due dati non siano immediatamente confrontabili, perchè il calcolo di quest'anno non considera nel computo degli sprechi, “le festività” che tradizionalmente sono il momento in cui sono maggiori gli sprechi alimentari. Infatti, sempre secondo le stime dell'Adoc
durante le feste quasi un quinto dello spreco totale finisce nel cassonetto durante le feste.
Le ragioni dello spreco sono sempre le medesime, ovvero un eccesso di acquisto generico, che sebbene in calo dell'1% rispetto al passato viene ora stimolato dalla forte presenza di offerte speciali (di solito per quantità, ma anche solo di prezzo) presenti nella grande distribuzione o nei discount.
Un secondo elemento di spreco deriva dalle confezioni standard specie di alcuni prodotti deperibili che spesso non si adattano alle dimensioni del nucleo famigliare, perchè troppo grosse, o troppo piccole a seconda dei componenti della famiglia. I più svantaggiati in questo caso sono i single, o le famiglie monogenitoriali che si trovano ad acquistare confezioni più grandi di quelle di cui avrebbero bisogno.
Certo è che in un ottica di riduzione totale dei rifiuti e non solo dello spreco non è possibile prevedere confezioni più piccole pena l'aumento degli imballaggi che poi devono essere smaltiti.
Un terzo problema, segnalato dall'associazione dei consumatori riguarda la non sempre comprensibile indicazione del termine massimo di consumo che, come abbiamo visto recentemente, non sempre coincide con l'indicazione presente in etichetta. Prodotti come la pasta secca o le bibite il termine massimo di consumo va oltre l'indicazione presente in etichetta, diverso è il discorso per prodotti di facile deperibilità come ad esempio i latticini.
- Dal Ministero Della Salute Un Vademecum Per La Corretta Conservazione Degli Alimenti
- Dieci Anni di Euro e di Rincari: Quali Prodotti Sono Aumentati di Più e Quali di Meno
- Spesa Alimentare: Ecco Dove Conviene Farla per Risparmiare Fino a 1300 Euro l'anno
- Il 30% Del Cibo Acquistato Dagli Italiani Finisce Nella Spazzatura. In Arrivo La Cucina Antispreco
- Ogni Anno In Italia Si Spreca Una Quantità Di Cibo Tale Da Soddisfare I Bisogni Della Spagna
- Gruppi di acquisto solidali e vendita diretta la faccia pulita del settore agroalimentare
- Last Minute Market L'ammazza Sprechi
- Guida ai claims pubblicitari degli alimentari: come distinguere le informazioni dalla pubblicità
- In Italia Sprecati 12,6 Miliardi di Metri Cubi di Acqua per Prodotti Alimentari Lasciati Sul Campo
- Etichette Dei Prodotti Alimentari: Nuove Regole Europee Per La Sicurezza Dei Consumatori
CREDIT
dogbomb
by flickr
| < Prec. | Succ. > |
|---|




