Dal prossimo anno in Francia la Coca Cola, così come le altre bevande zuccherate, subiranno una tassazione extra. La "taxe soda", come è stata ribattezzata dai parigini, ha il duplice obiettivo di incrementare le entrate per le casse dello Stato e porre un freno all’incremento dei casi di obesità. L’aumento medio sarà di due centesimi a lattina. Le polemiche non sono mancate anche se alcuni Paesi, Italia compresa, stanno valutando di emulare l’esempio francese. Per il momento restano salve le versioni light di queste bibite ma alcuni deputati hanno già proposto l’estensione della extra tassa. Tra i cittadini ci sono pareri contrastanti: io personalmente trovo più giusto tassare un prodotto non necessario e peraltro potenzialmente “dannoso” piuttosto che la benzina.
Ma evidentemente non tutti la pensano così, a partire ovviamente dalle parti direttamente coinvolte: lo stabilimento francese della Coca Cola aveva perfino in un primo momento minacciato il blocco di nuovi investimenti, salvo poi ritrattare. Alcuni sociologi erano intervenuti anche per sottolineare che si trattasse di una norma discriminatoria nei confronti delle persone meno agiate che avrebbero ovviamente avuto più difficoltà a comprare bevande gassate. Ma che l’intento della norma, oltre a quello del recupero di fondi, sia legato alla questione dell’obesità, è evidente anche dalla destinazione dei soldi raccolti: i 120 milioni di euro di ricavi (previsti) andranno infatti a compensare i contributi sociali versati dai lavoratori agricoli stagionali con conseguente diminuzione dei prezzi di frutta e verdura.
Da recenti statistiche peraltro, pare che il consumo di certe bevande riguardi soprattutto le classi meno agiate e istruite. E la Francia non è l’unico Paese che si è mosso in questo modo: in Ungheria da settembre vige la cosiddetta “tassa hamburger” che però riguarda anche bibite gassate dolci e alimenti salati e grassi in generale. In Italia sono molte le voci che si sono alzate in senso favorevole a questa proposta: tra queste anche quelle di esperti nutrizionisti. Si era parlato molto di questa idea francese quest’estate, ai tempi della proposta, e ora che sta per partire l’attuazione l’argomento è tornato di moda. Nel frattempo in Italia sono cambiate tante cose e senza dubbio stiamo vivendo un periodo di transizione e nuova tassazione con la Manovra Salva italia: allora perché non prendere l’esempio dei cugini francesi?
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