Il Cloud computing è una risorsa immensa per le aziende. Lo sanno bene tutti i partecipanti al Cloud Computing Summit 2012, tenutosi nei giorni scorsi a Milano. In quell’occasione si sono incontrati i responsabili ICT e i fornitori di servizi cloud. Argomenti della discussione sono stati il punto della situazione in Italia, le prospettive per il Cloud italiano e la definizione delle opportunità che lo stesso Cloud offre a chiunque ne voglia fare uso.
I presenti sono stati tutti d’accordo nel giudicare il Cloud come uno strumento fondamentale. Esso, infatti, contribuisce ad abbattere i costi in infrastrutture, favorisce la flessibilità, stimola la reazione alle esigenze di business, offre l’accesso diretto ai dati senza impedimento di spazio, di dispositivo e di tempo.
Il presente del Cloud computing in Italia non è roseo ma è caratterizzato da un outlook favorevole.
Le prospettive sono buone ma è “l’adesso” che spaventa. Molte aziende, infatti, non riservano un budget esclusivamente al Cloud, altre – e questo è grave – non lo reputano nemmeno uno strumento necessario. Durante il summit sono stati presentati i dati della ricerca “Cloud Survey 2012, lo Stato del Cloud Computing in Italia”.
Si è ravvisata, inoltre, una quasi schiacciante preferenza nei riguardi dei sistemi Cloud privati, a discapito di quelli pubblici. In crescita anche quelli ibridi.
A frenare l’espansione del Cloud è innanzitutto una certa povertà culturale, che si traduce in una sottovalutazione dell’influenza del digitale nell’economia reale, tanto dello Stato quanto di un’azienda. Altri ostacoli, comunque grossi, sono rappresentati della riserve dei responsabili ICT per quanto riguarda la privacy e la sicurezza.
Proprio queste due tematiche sono state poste, dai partecipanti al Cloud Computing Summit, al centro del dibattito circa le prospettive future. Privacy e sicurezza rappresentano le sfide per il futuro, ma anche la percezione che gli addetti ai lavori hanno delle stesse.
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