Il principio si basa sul Cloud Computing, ovvero sulla possibilità di disporre dei propri file su uno spazio fisico remoto che risultano accessibili dietro autenticazione da qualsiasi pc connesso ad internet. Va detto che Google Music non è il primo servizio a sperimentare questa strada della musica sulla nuvola visto che Amazon ha già lanciato (a marzo) il proprio Cloud Drive, mentre Apple dovrebbe rispondere a breve con iCloud. Si può citare anche l'Ubuntu Music Store , che offre la tessa tipologia di servizio all'interno di di Ubuntu One, ma permette anche di acquistare la musica.
Google Music, comunque è attivo per il momento in versione beta, ad invito per il solo mercato nordamericano, ma dovrebbe diventare disponibile presto per tutti coloro che posseggono un account Google. Vediamo come funziona.
Per il momento le indiscrezioni parlano di circa 20 mila canzoni disponibili nel servizio di Google Music per ogni utente, ma è bene sottolineare che non si tratterà di un market store musicale, in quanto Google non ha raggiunto accordi commerciali con le major discografiche. Stando alle indiscrezioni Google avrebbe voluto proporre un servizio che poteva suggerire agli utenti, sulla base dei propri gusti musicali, altre canzoni simili a quelle inserite sul server, un po' insomma come fa youtube con i video consigliati.
Ma l'idea non ha convinto i grandi player del mercato musicale, che, pare, abbiano negato la propria collaborazione. Il che fa sorgere un dubbio sul modello di business del servizio che nasce gratuito ma al momento non pare avere un programma pubblicitario di copertura, per cui il rischio è di vederlo trasformato in un servizio a pagamento. Anche se questo sarebbe un passo falso troppo grande per la filosofia di Google.
Insomma un progetto ambizioso che nasce sotto i migliori auspici, anche se le ombre non mancano, prima fra tutte la questione pirateria. Pare, infatti, che Google voglia utilizzare una sorta di filtro che è in grado di riconoscere i brani illegali caricati su Google Music e cancellarli dal servizio. Una soluzione probabilmente corretta ma che potrebbe tenere lontani gli utenti.
Inoltre bisognerà valutare quanto i dispositivi mobili saranno in grado di sostenere l'ascolto di musica in streaming, senza vedere prosciugate le proprie batterie in tempi brevi.
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