Venerdi, 16 Novembre 2018

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Libertà Della Rete: Italia Paese Libero, ma con una Struttura Dei Media Troppo Concentrata


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Nelle scorse settimane abbiamo visto che l'Internet economy in Italia vale circa il 2% del Pil per un totale di circa di 31,6 miliardi di euro di ricchezza prodotta. Sicuramente un buon risultato considerando che la penetrazione di internet nel Paese non è completa e che solo il boom dei social network (facebook su tutti) ha avvicinato molti utenti alla rete. Ma come siamo messi in Italia sul fronte della libertà della rete?
Una risposta ci arriva dal rapporto "Freedom of the net 2011", realizzato dall'americana Freedom House, in cui viene stilata una classifica delle libertà digitale di 37 Paesi, secondo alcuni parametri precisi. In concreto il punteggio più basso definisce una maggiore libertà, in una scala da 0 a 100.
Nel rapporto sono presenti otto stati liberi, tra cui l'Italia che si piazza al sesto posto (26 punti) a pari merito col Sud Africa e dietro l'Estonia (10), gli Usa (13), la Germania (16), l'Australia (18), Regno Unito (25) e prima del Brasile (29). In coda alla classifica dei Paesi non liberi troviamo l'Iran (89 punti), che precede la Birmania (88), Cuba (87) e la Cina (83).
Tra gli aspetti positivi che rendono il nostro Paese libero per quanto riguarda la rete vengono segnalati il tasso di penetrazione alla rete abbastanza alto (circa il 50%), il fatto che la telefonia mobile sia molto presente e sia in continua espansione l'accesso alla rete da cellulare. Inoltre le autorità italiane non effettuano censure politiche online e non risultano blogger incarcerati per le proprie prese di posizioni online.
D'altro canto il rapporto evidenzia che negli ultimi anni il governo ha introdotto decreti e misure che pongono gravi sfide alla libertà di espressione online, e una serie di decisioni giudiziarie hanno rafforzato questa tendenza. I sostenitori della libertà di espressione hanno espresso perplessità per quanto riguarda normative che limitano le libertà in Rete, come la responsabilità dei siti per i video degli utenti o i tentativi di imporre registrazioni onerose o altri requisiti per le comunicazioni online.


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La spinta a limitare la libertà della rete deriva, secondo il rapporto, in parte anche dalla concentrazione della proprietà dei media in Italia. Nello specifico, un grande conglomerato di media sono detenuti dal Primo Ministro, Silvio Berlusconi, che detiene in questo modo un grande potere politico, economico ed editoriale. Tale situazione può comportare, continua il rapporto, un incentivo a limitare la libera circolazione delle informazioni online, sia per motivi politici che per “limitare” la concorrenza dei video online. Tuttavia viene sottolineato anche come dalla fine del 2010, la libertà di opinione e di critica politica al governo nelle discussioni online è stata in gran parte libera e maggiore di quella presente nei media audiovisivi e nella stampa.

[Via: Freedom of the net 2011Freedom of the net 2011 ]

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