Rupert Murdoch, magnate di Sky, ha iniziato a tweettare ma, a quanto pare, non è intenzionato a dare troppo spazio ai social network, almeno in quanto risorsa giornalistica. Sky News e Associated Press (che con Murdoch non ha nulla a che fare) hanno promulgato nuovi codici di regolamento sull’uso dei social media.
In particolare, Sky News non permetterà più ai suoi giornalisti di ‘approvvigionarsi’ su Facebook, Twitter e simili. Insomma, le voci dalla rete verranno zittite. Con tanto saluti alle breaking news stile Neil Mann, che ha informato il mondo sulle vicende della Primavera Araba minuto per minuto grazie a Twitter (raccoglieva i post dei militanti e dei cittadini comuni). Con tanti saluti anche al citizen journalism, concetto che si è sviluppato in questi anni grazie alle meraviglie del web 2.0.
In pratica, la cosa funziona così: il comune cittadino, testimone oculare di un evento, fotografa, filma e commenta quello che sta vedendo e lo fa in diretta, poi passa, spontaneamente, il materiale alle redazioni o lo condivide sui social network; il giornalista raccoglie (verifica) e trasforma in notizia. E’ evidente quanto il citizen journalism sia una risorsa imprescindibile per il giornalismo (come nel caso di eventi e calamità). Tuttavia, non c’è da disperarsi: Sky rappresenta solo una “piccola” fetta del panorama giornalistico mondiale. Certo, c’è il rischio che qualche concorrente voglia imboccare la stessa strada ingaggiando un’assurda corsa al passato.
Il caso è diverso per AP Associated Press, anche se c’è sempre di mezzo la paura per i social media. L’agenzia di stampa newyorkese, infatti, ha imposto un rigido codice di comportamento ai suoi giornalisti per quanto riguarda l’uso dei social network. In particolare, è stato applicato loro una specie di bavaglio: non possono postare in assoluta libertà.
Il mondo del giornalismo internazionale ha accolto con freddezza i provvedimenti di Sky News e di Associated Press. Anzi, in certi casi con disapprovazione. In generale, il nuovo corso dell’informazione è ormai accettato ovunque: i social media sono una risorsa accettata e accreditata. A patto di saperla usare, ovvio. Perché le insidie del citizen journalism non sono poche, a cominciare dalla possibilità che il cittadino trasmetta notizie poco attendibili o non verificate, o peggio sia autore di scherzi allo scopo di creare caos informativo (tipico è il caso che annuncia la finta morte di un Vip). Ciononostante, Liz Heron del New York Times, una dei social media editor più apprezzati al mondo, ha confidato proprio sul giornale presso cui lavora: “Le breaking news prese da Twitter sono belle”. La Bbc è un po’ più ‘fredda’ nei confronti dei social, ma certo non chiusa come Sky o Associated Press. L’unica limitazione – se così si può chiamare – riguarda la ‘compattezza del flusso informativo’: prima di utilizzare un contenuto del web 2.0 i giornalisti sono obbligati ad avvertire i colleghi in modo da non causare incoerenze o sovrapposizioni. Insomma, il citizen journalism è salvo, almeno per ora.
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CREDIT
Slava Baranskyi
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