Mercoledi, 13 Novembre 2019

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IN ITALIA I COSTI DI COMPRAVENDITA DI CASE SONO TRA I PIÙ ALTI AL MONDO, PARI AL 12% DELLA PROPRIETÀ


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Le cattive politiche sulla casa hanno giocato un ruolo fondamentale nell'innescare la recente crisi economica e stanno rallentato la ripresa. A riferirlo è l'Ocse che nel recente studio: “Housing and the Economy: Policies for RenovationHousing and the Economy: Policies for
Renovation” ha analizzato l'influenza delle politiche abitative sulla vita economica dei Paesi più industrializzati. Più le politiche sulla casa riescono ad essere calibrate sui bisogni abitativi dei cittadini, maggiore sarà lo sviluppo economico del Paese anche in termini di standard di vita e stabilità macroeconomica. Infatti, una maggiore attenzione alle necessità abitative dei cittadini può influenzare il modo in cui i cittadini utilizzano i propri risparmi e può agevolare la mobilità lavorativa, permettendo di riallocare la forza lavoro nella varie aree geografiche. Un tema, quest'ultimo cruciale, soprattutto se si considera le difficoltà occupazionali che la crisi ha creato.
I governi da questo punto di vista possono intervenire, in diversi modi cercando di assicurare un accesso equo alla casa, ad esempio rivedendo le procedure di licenza che limitano l'inizio di nuove abitazioni, riconsiderando alcuni piani regolatori o ampliando le risorse da destinare all'edilizia sociale. Una secondo campo di intervento riguarda il controllo della volatilità dei prezzi, spesso collegato alla politica di concessione dei mutui. Su questo ultimo punto dobbiamo dire che il sistema Bancario italiano si è dimostrato più solido che altrove, visto che l'incidenza del mutuo rispetto al valore dell'immobile è pari in Italia al 65%, contro una media dell'area euro del 79%. Non tutti la pensano così però, visto che secondo una recente indagine del'Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili) sono proprio le banche a rallentare la ripresa del mercato immobiliare italiano, mantenendo i tassi di interesse più alti della media europea.
Politiche abitative efficaci, secondo l'Ocse, dovrebbero poi garantire un accesso al credito maggiore che però non degeniri in eccessivo indebitamento. Su questo punto l'organizzazione suggerisce di modificare le politiche fiscali che rendono l'investimento nel mattone più conveniente di altri, in quanto, in questo modo aumenterebbe il rischio di eccessivi investimenti nel campo a discapito di altri investimenti. Una situazione molto presente in Italia, dove la gran parte dei cittadini con possibilità di risparmio considera l'investimento nel mattone, come ideale.
Tornando al rapporto Ocse, vediamo come il nostro Paese se la cava nel confronto internazionale.



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IL CONFRONTO INTERNAZIONALE
Secondo il rapporto l'Italia risulta al quinto posto sui 33 Paesi Ocse, nella classifica dei Paesi con i costi complessivi più elevati. L'insieme di queste spese, comprensivo di tasse, imposte di registro, spese notarili, tariffe delle agenzie immobiliari, è pari nel nostro Paese al 12% del valore della proprietà (di cui l'8% a carico dell'acquirente). Precedono l'Italia , il Belgio, la Francia, la Grecia e l'Austria, mentre in Danimarca ed Islanda si registrano i più bassi costi di compravendita. Per quanto riguarda la volatilità dei prezzi il nostro Paese si colloca nel gruppo di quelli che hanno fatto registrare una crescita da moderata a grande negli ultimi trent'anni (1980-2008), con un aumento dei prezzi reali compreso tra il 20% e il 90%.
Sul fronte degli affitti, infine, l'Italia risulta al settimo posto tra i Paesi che garantiscono una protezione maggiore agli inquilini, mentre nel campo dell'edilizia sociale si colloca nel gruppo di base con la più bassa offerta di abitazioni dedicata (tra lo 0 e il 5% del totale)

 

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