Venerdi, 24 Gennaio 2020

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BANKITALIA: SCARSA LA QUALITÀ E L'EFFICIENZA DEI SERVIZI PUBBLICI, PESANTE IL DIVARIO TRA NORD E SUD


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L'Italia risulta in notevole ritardo nel confronto internazionale per quanto riguarda la qualità e l'efficienza dei servizi pubblici. A riferirlo è la Banca d'Italia nell'Occasional Paper “La qualità dei servizi pubblici in ItaliaLa qualità dei servizi pubblici in Italia ” in cui l'Istituto fornisce una rassegna di una serie di studi volti a valutare la qualità e l’efficienza dei servizi offerti a livello centrale (istruzione e giustizia), a livello regionale (sanità) e locale (trasporti pubblici locali, rifiuti, acqua, distribuzione del gas e asili nido). Oltre ai ritardi a livello internazionale l'indagine evidenzia anche l'esistenza di “ampi divari territoriali” che vanno ad influire sulla competitività e sul tasso di crescita potenziale dell'economia sia a livello unitario che locale. É soprattutto il Mezzogiorno ad accusare ritardi significativi rispetto alle altre aree del Paese, mentre le regioni del Nord risultano in alcuni campi in linea con il livello internazionale (ad esempio nell'istruzione e nella sanità), mentre in altri pesantemente in ritardo (ad esempio nel campo della giustizia). In riferimento a quest'ultimo punto basti pensare che secondo gli indicatori della Banca Mondiale, per risolvere una controversia commerciale in Italia nel 2010 sono serviti 1.210 giorni contro una media Ocse di 510 e dell'Unione europea di 549. In materia di giustizia civile il rapporto sottolinea che la performance del sistema giudiziario italiano è scarsa anche nelle aree del Paese caratterizzate da durate inferiori dei procedimenti: nel 2006, infatti, nel Nord Ovest occorrevano 306 giorni per la definizione di un procedimento civile di primo grado contro 250 giorni circa in Francia e Spagna e 157 giorni in Germania. La media italiana in questo caso è pari a 474 giorni.
In generale rileva lo studio, nel confronto internazionale, i ritardi sembrano riconducibili, a seconda dei casi, ai modelli organizzativi adottati, all’allocazione delle risorse, agli incentivi degli operatori, ai comportamenti dei cittadini e alla regolamentazione.
Per quanto riguarda i divari tra Nord e Sud del paese, il differenziale, secondo la Banca d'Italia, non dipende tanto dalle differenze di spesa, quanto piuttosto dal grado di efficienza nell'utilizzo delle risorse impiegate e da una scarsa regolamentazione non sempre capace di evitare comportamenti opportunistici da parte dei soggetti coinvolti (enti locali, gestori, ecc...)


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La quantità e la qualità dei servizi pubblici, infatti, dipendono non solo dalla quantità di risorse erogate ma anche dall’efficienza con cui esse vengono impiegate. Un tema particolarmente rilevante nell'economia italiana caratterizzata, da un lato, da una bassa crescita del Pil (in media l'1% anche prima della crisi) e dall'altro da un’elevata incidenza sul PIL del debito pubblico. Senza dimenticare la prossima svolta federalista che richiederà un ulteriore aumento dell'efficienza nella gestione razionale della spesa pubblica.
Per cui per recuperare terreno, conclude Bankitalia, occorre percorrere la via del recupero dell'efficienza nella fornitura dei servizi pubblici.

 

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