L'Italia risulta in notevole ritardo
nel confronto internazionale per quanto riguarda la qualità e
l'efficienza dei servizi pubblici. A riferirlo è la Banca d'Italia
nell'Occasional Paper La qualità dei servizi pubblici in Italia
in cui l'Istituto fornisce una rassegna di una serie di studi volti a
valutare la qualità e lefficienza dei servizi offerti a livello
centrale (istruzione e giustizia), a livello regionale (sanità) e
locale
(trasporti pubblici locali, rifiuti, acqua, distribuzione del
gas e asili nido). Oltre ai ritardi a livello internazionale
l'indagine evidenzia anche l'esistenza di ampi divari
territoriali che vanno ad influire sulla competitività e sul
tasso di crescita potenziale dell'economia sia a livello unitario che
locale. É soprattutto il Mezzogiorno ad accusare ritardi
significativi rispetto alle altre aree del Paese, mentre le regioni
del Nord risultano in alcuni campi in linea con il livello
internazionale (ad esempio nell'istruzione e nella sanità), mentre
in altri pesantemente in ritardo (ad esempio nel campo della
giustizia). In riferimento a quest'ultimo punto basti pensare che
secondo gli indicatori della Banca Mondiale, per risolvere una
controversia commerciale in Italia nel 2010 sono serviti 1.210 giorni
contro una media Ocse di 510 e dell'Unione europea di 549. In materia
di giustizia civile il rapporto sottolinea che la performance del
sistema giudiziario italiano
è scarsa anche nelle aree del Paese
caratterizzate da durate inferiori dei procedimenti: nel 2006,
infatti, nel Nord Ovest occorrevano 306 giorni per
la definizione di un procedimento civile di primo grado
contro 250
giorni circa in Francia e Spagna e 157 giorni in Germania. La media
italiana in questo caso è pari a 474 giorni.
In generale rileva lo studio, nel
confronto internazionale, i ritardi sembrano riconducibili, a seconda
dei casi, ai modelli
organizzativi adottati, allallocazione delle
risorse, agli incentivi degli operatori, ai
comportamenti dei
cittadini e alla regolamentazione.
Per quanto riguarda i divari tra Nord e
Sud del paese, il differenziale, secondo la Banca d'Italia, non
dipende tanto dalle differenze di spesa, quanto piuttosto dal grado
di efficienza nell'utilizzo delle risorse impiegate e da una scarsa
regolamentazione non sempre capace di evitare comportamenti
opportunistici da parte dei soggetti
coinvolti (enti locali,
gestori, ecc...)
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Per cui per recuperare terreno, conclude Bankitalia, occorre percorrere la via del recupero dell'efficienza nella fornitura dei servizi pubblici.
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RISORSE:
- Analisi dell'evoluzione della spesa pubblica italiana dall'unità d'Italia ai nostri giorni
- Il 53% della spesa pubblica va alla protezione sociale e alla sanità, meno del 10% all'istruzione
- Spesa per il welfare di sostegno alla famiglia e alla maternità: l'Italia è maglia nera d'Europa
- In Italia l'alto livello delle tasse non è compensato da un altrettanto valore della spesa sociale
- Studenti: le performance migliori si registrano al nord e nei licei
- Sanità: il 60% degli italiani è poco soddisfatto del sistema sanitario nazionale
- Spesa pubblica: l'Italia è maglia nera per i livelli di efficienza e qualita nel settore pubblico
- Farmaci: eliminando gli sprechi non ci sarebbe bisogno di fare tagli ai piani sanitari delle regioni
- Giustizia: troppe le risorse sprecate, occorre rendere il servizio accessibile ai cittadini
CREDIT
afsart
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