Qualche tempo fa abbiamo pubblicato i risultati di uno studio dell' European Cyclists' Federation (ECF), secondo il quale se pedalassimo quanto i cittadini danesi, ovvero 2,6 km al giorno, l'Unione Europea riuscirebbe a conseguire più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il settore dei trasporti. Arrivando a 5km, poi a 5 km al giorno raggiungeremmo la metà degli obiettivi europei. Purtroppo però l'Italia non è la Danimarca e nemmeno, l'Olanda o il Belgio ed andare in bicicletta da noi può essere piuttosto pericoloso, per usare un eufemismo. Infatti, secondo quanto comunica la Fondazione Ania, l'Italia è il terzo Paese in Europa per mortalità sulle biciclette. Negli ultimi dieci anni si sono registrate, purtroppo, 2.556 vittime a causa di incidenti mentre viaggiavano su biciclette, un dato più del doppio di quello del Regno Unito (1.275 ciclisti ).
Solo nel 2010 in Italia si sono registrati 263 ciclisti deceduti sulle nostre strade, contro i 104 del Regno Unito. Dati che dimostrano quanto le nostre strade siano pericolose per i ciclisti rispetto a quelle Oltremanica, ma anche come il tema sia da noi troppo spesso sottovalutato sia in termini di prevenzione, che di comunicazione e di sensibilizzazione. Già perchè oltre alla creazione di piste ciclabili e di aree dedicate alla mobilità su due ruote è necessario anche comunicare quali sono i rischi e soprattutto i diritti dei ciclisti, che assieme ai pedoni sono tra le categorie più a rischio in caso di incidenti stradali. Lo ha fatto recentemente il Times di Londra che ha lanciato proprio una campagna per la tutela dei ciclisti in Gran Bretagna, dal titolo “Cities fit for cycling
” per sensibilizzare sul tema della sicurezza stradale e degli incidenti che coinvolgono ciclisti.
Secondo il Segretario Generale della Fondazione ANIA, Umberto Guidoni, è indispensabile aumentare il rispetto delle regole del codice della strada e completare l'iter legislativo per l'introduzione del reato di omicidio stradale in quei casi in cui : “gli incidenti sono causati dalla guida in stato psicofisico molto alterato o da una velocità molto al di sopra dei limiti”
Inoltre Guidoni si aspetta che anche i grandi Media italiani facciano la loro parte, seguendo l'idea lanciata dal Times, uno dei quotidiani britannici più importanti, per far si che ci sia mobilitazione e sensibilizzazione sul tema in tutto il Paese.
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