Il 2011 è stato uno degli anni più duri per la libertà di stampa tanto che la parola chiave che emerge dalla decima edizione della Classifica Mondiale della Libertà di Stampa, redatta come di consueto da Reporter senza Frontiere, è “repressione”. Il controllo delle notizie e delle informazioni continua ad essere una sfida per i governi ed è purtroppo motivo di sopravvivenza per i regimi repressivi e totalitari. Le dittature temono e censurano le informazioni, soprattutto quando queste possono minarne la stabilità. L'anno appena concluso si è rilevato un anno particolarmente attivo dal punto di vista giornalistico, tanto che risulta essere uno dei più proficui per quanto riguarda la “lotta” contro i nemici della libertà e purtroppo anche uno dei più repressivi in termini di censura e di attacchi fisici ai giornalisti, mai così numerosi.
Il 2011 è stato anche un anno di cambiamento però, grazie al contributo di internet nel diffondere le notizie anche in Paesi scomodi, il che ha permesso che le proteste del popolo portassero anche alla caduta di alcuni regimi totalitari (Egitto, Tunisia, Libia per citare i più eclatanti). Nonostante ciò il passaggio alla democrazia e alla libertà di informazione non è stato una conseguenza immediata in questi Paesi, tanto che alcuni hanno migliorato la propria posizione nella classifica, altri hanno invece perso terreno perchè, coloro che sono saliti al potere hanno continuato ad esercitarlo sulla falsariga dei precedenti regimi. L'Egitto, che ha perso 39 posizioni in classifica scendendo al 166° posto, è un esempio tipico in senso negativo, a causa dei comportamenti del Consiglio Supremo delle Forze Armate (CSFA) che ha portato avanti le stesse condotte della dittatura di Mubarak.
LA CLASSIFICA: I MIGLIORI E I PEGGIORI DIFENSORI DELLA LIBERTÀ DI STAMPA
Nelle prime 8 posizioni della classifica
troviamo tutti Paesi Europei, segno, secondo Reporter senza Frontiere che l'indipendenza dei media può preservarsi solamente nelle democrazie più forti e che la democrazia stessa ha bisogno di libertà di informazione. Nell'ordine troviamo: Finlandia, Norvegia, Estonia, Paesi Bassi, Austria, Islanda, Lussemburgo, Svizzera. Spicca al nono posto la posizione di Capo Verde, cosi come la ventesima posizione della Namibia, due Paesi Africani in cui non sono stati registrati tentativi di ostacolare il lavoro dei media.
Agli ultimi tre posti della classifica troviamo nell'ordine Eritrea (179° posto), Corea del Nord (178°) e Turkmenistan (177°) definite come “ dittature assolute che non consentono libertà civili”. Risalendo nella classifica troviamo Siria, Iran e Cina, tre Paesi che secondo il rapporto sono “ risucchiati da una folle spirale di terrore e sembrano aver perso il contatto con la realtà”.
LE GRANDI POTENZE ECONOMICHE
Tra le grandi potenze economiche, oltre alla già citate Cina e Canada, troviamo la Germania al 16° posto, il Giappone al 22°, il Regno Unito al 28°, la Francia al 38° e gli Stati Uniti al 47° posto (in discesa di 27 posizioni a causa degli arresti di giornalisti, avvenuti in occasione delle proteste del movimento “Occupy Wall Street”). E l'Italia? Il nostro Paese perde undici posizioni rispetto allo scorso anno, scivolando in 61esima posizione, dietro la Guyana e davanti alla Repubblica Centroafricana. Per l'Italia la questione delle libertà dei media non sono state affrontate, spiega il rapporto, a causa della mancanza di volontà politica. Ovviamente permangono le problematiche connesse al conflitto di interesse tra politica e media e quelle relative alle minacce mafiose che continuano a pervenire a giornalisti che fanno inchieste sulle organizzazioni criminali.
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CREDIT
Mike Licht, NotionsCapital.com
by flickr
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