Lunedi, 18 Novembre 2019

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Geni Si Nasce o Si Diventa? una Ricerca Rivela Che il Talento È Innato


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Geni si nasce o si diventa? E’ una domanda che attanaglia da tempo immemore tanti studiosi così come la gente comune. Da questa risposta dipendono anche alcune dinamiche sociali: sono moltissimi i genitori che caricano di attività i propri figli nella speranza che eccellano in qualcosa. La convinzione che sta alla base del loro atteggiamento è proprio la possibilità di raggiungere qualsiasi traguardo grazie all’esercizio e all’impegno. Ma anche in altri settori della società è importante credere che ‘geni non si nasce ma si diventa’. Prendiamo il mondo del lavoro ad esempio: oggigiorno, almeno sulla carta, la scalata alla carriera è concessa a tutti indifferentemente dal loro grado di intelligenza. Tutti ce la possono fare, dunque, basta rimboccarsi le maniche.

E’ così, almeno nel senso comune. E’ recente tuttavia, la pubblicazione di uno studio che sconfessa questa idea. David Hambrick ed Elizabeth Meinz, infatti, docenti di psicologia all’università del Michigan, hanno condotto una ricerca che dimostra proprio il contrario: geni si nasce. A dire il vero l’affermazione sintetizza in maniera forse un po’ approssimativa il risultato dei loro esperimenti. In verità è stato provato il ruolo decisiva della cosiddetta ‘memoria lavoro’, una funzione del cervello il cui grado di efficienza è innato. La memoria lavoro, chiamata anche memoria attiva, è la capacità di collezionare e processare dati in tempo reale, ossia nello stesso momento.

I due studiosi hanno condotto un esperimento su un gruppo di ‘super pianisti’. Questi sono stati sottoposti alla lettura di spartiti che non avevano mai visto fino a quel momento. Ebbene, è stato notato che la prima scrematura avveniva in base alle ore di esercitazioni che i ‘lettori’ avevano alle spalle: effettivamente chi aveva dichiarato di avere più pratica leggeva più velocemente. La seconda scrematura, tuttavia, ossia quella a livello dei ‘velocissimi’ avveniva in base alla memoria attiva. Chi dimostrava di avere più memoria attiva o da lavoro leggeva più velocemente, addirittura anticipando le note. In questa seconda fase non interveniva il fattore ‘esercitazione’: in alcuni casi i risultati migliori erano raggiunti da chi aveva meno anni di pratica sul groppone.
La conclusione a cui sono pervenuti Hambrick e Meinz confuta buona parte della letteratura scientifica sull’argomento. In particolare, il contrasto è evidente con lo studio di Anders Ericcson dell’Università della Florida e condotto sempre su un gruppo di musicisti, questa volta violinisti. Il professore provò che, a parità di età (avevano tutti vent’anni) i violinisti più bravi erano quelli che avevano più di 10mila ore di allenamento sul ‘curriculum’.
Di contro, l’affermazione ‘geni si nasce’ trova un riscontro nel libro “The Talent Code”, scritto da Daniel Coyle, che teorizza il ruolo della ‘melina’, sostanza che nel cervello funzione come una sorta di ‘lubrificante’ per gli impulsi neuronali e dunque per la recezione e il calcolo di informazioni.
Hambrick e Meinz sono ben consapevoli dell’impatto della loro scoperta. Si evince dalla rapporto conclusivo della ricerca: “Alcuni le considereranno cattive notizie. Tutti amiamo pensare che le capacità di base siano irrilevanti, tutti preferiamo una visione ugualitaria e democratica della competenza. Non sosteniamo che queste differenze di partenza non possano essere superate. Però, per quanto ci s'impegni potrebbe essere il talento con cui sei nato o che hai acquisito molto presto a distinguerti dagli altri”.

RISORSE:

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