In Italia la gestione dei rifiuti meno
funziona e più la si paga. Questo in sintesi il messaggio
dell'annuale dossier rifiuti realizzato dall'Osservatorio prezzi &
tariffe di Cittadinanzattiva che ha confrontato il costo che una
famiglia tipo di tre persone con reddito lordo complessivo di 44.200
ed una casa di 100 metri quadri deve sostenere annualmente per lo
smaltimento dei rifiuti solidi urbani, nelle varie città italiane.
L'indagine che ha coinvolto tutti i capoluoghi di provincia nel 2009
ha messo in luce profonde differenze a livello territoriale.
In media in un anno il costo sostenuto
dalla famiglia tipo per i rifiuti urbani è stato di 233 euro, con
un aumento del 4,5% rispetto all'anno precedente (2008). In cinque
capoluoghi di provincia si sono registrati aumenti record , con in
testa Napoli (+60,1%), Seguita da Reggio Calabria (+57,4%),
Benevento (+44%), Trapani (+34,7%) e Pescara (+21,3%),
mentre in altre nove città gli incrementi hanno superato il 10%.
Secondo dati Istat nell'ultimi dieci anni l'incremento registrato
delle tariffe dei rifiuti è stato del 61%.
A Napoli la spesa annua per lo
smaltimento dei rifiuti solidi ammonta a 453 euro (con i risultati
che sono sotto gli occhi di tutti), quasi il quadruplo della città
meno cara d'Italia, Isernia. Dei dieci capoluoghi con le tariffe più
alte, otto sono al sud, una al Centro (Roma, 4° con 398 euro) e una
al nord ( Trieste 10° con 309 euro). La regione più cara risulta
essere la Campania, con una media di 346 euro l'anno, mentre quella
più economica il Molise con 131 euro. Differenze rilevanti però
sono riscontrabili anche all'interno della stessa Regione, come in
Lombardia dove la Tarsu a Milano costa 262 euro mentre a Cremona 139
euro, o in Sicilia dove la Tarsu pagata a Siracusa (407 euro) supera
di 165 euro quella pagata a Caltanisetta (241,5 euro). O ancora in
Campania dove la differenza della Tarsu pagata ad Avellino e Napoli
ammonta a 262 euro, con in pratica una famiglia Napoletana che paga
per i rifiuti quanto una di Milano e una di Avellino messe assieme.
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Nel rapporto Cittadinanzattiva segnala anche come a distanza di 13 anni da quanto è stata introdotta la Tariffa di Igiene Ambientale (TIA) col decreto Ronchi, sono solo il 45% dei capoluoghi di provincia ad averla adottata mentre la rimanente parte è rimasta legata alla Tarsu (Tassa smaltimento rifiuti solidi urbani).
Il vicesegretario generale di Cittadinanzattiva, Antonio Gaudioso, ha sottolineato come In Italia nonostante non aumenti la quantità di rifiuti né quella del servizio, le famiglie continuino a pagare tariffe salate. Soprattutto in alcune zone del Sud dove il reddito pro-capite è più basso. É emblematico poi che in alcune zone dove il servizio è palesemente inefficiente i costi sopportati dalle famiglie siano sempre maggiori. Cittadinanzattiva ritiene perciò necessario l'istituzione di una indipendente Autorità di regolamentazione e controllo, oltre che un maggiore e convinto coinvolgimento dei cittadini e delle Associazioni che ne tutelano i diritti, nella valutazione del servizio.
[Via: Cittadinanzattiva ]
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