Lunedi, 9 Dicembre 2019

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I Fumatori Non Calano Nonostante la Consapevolezza Dei Rischi. Unica Soluzione l'Aumento Dei Prezzi?


Fumo, salute

A sei anni dall'approvazione della Legge Sirchia che proibiva il fumo nei locali pubblici e nonostante i rincari che hanno subito i prodotti a base di tabacco, il numero di fumatori in Italia non accenna a diminuire sensibilmente. Dal 2003 ad oggi la percentuale di fumatori è calata di un solo punto percentuale, attestandosi intorno al 23% del totale.
Quello che è cambiata è, però, la maggiore consapevolezza dei rischi per la salute derivanti dal fumo, che tuttavia non appare un motivo deterrente adeguato per decidere di buttare la sigaretta. Ad approfondire questi temi ci ha pensato una ricerca del Censis, secondo cui, più della metà degli italiani (il 51%) ritiene che fumare sia una scelta individuale che le persone compiono essendo pienamente informate delle possibili conseguenze. Il rimanente 49% pensa invece che i danni del fumo non vengano adeguatamente tenuti in considerazione e che chi fuma, in realtà rischi di più di quanto crede.

In realtà spiega il Censis quasi due terzi degli italiani giudicano i rischi per la salute derivanti dal fumo , come molto gravi, mentre un altro 30% li considera abbastanza seri. Solo una minima parte, inferiore al 4% li ritiene poco rilevanti, percentuale che sale al 6% tra i fumatori.
Come comportarsi di fronte ad un prodotto che può portare rischi seri alla salute?
Secondo quanto raccolto dal Censis, oltre un terzo dei cittadini (il 35%) ritiene che gli adulti debbano essere informati dei rischi e poi liberi di scegliere, c'è però quasi un cittadino su cinque (il 18%) che sposa la linea dura, per cui la vendita di sigarette e prodotti a base di tabacco dovrebbe essere limitata e poi progressivamente vietata per tutelare la salute. La maggior parte degli intervistati però, non vuole tornare all'era del proibizionismo e preferisce che il commercio di sigarette sia legale, controllato e tassato (Compreso lo Stato che dal fumo guadagna 14 miliardi di euro l'anno)

Sul fronte dell'informazione circa i rischi del fumo, il 44,5% degli italiani ritiene adeguate le avvertenze sanitarie presenti sui pacchetti di sigarette, percentuale pressochè analoga a chi li ritiene insufficienti. (il 45,5%). Vi è poi il rimanente 10% che ritiene gli avvisi addirittura eccessivi. L'introduzione di foto o immagini ancora più forti per scoraggiare il fumo, viene poi giudicata efficace per la riduzione del numero dei fumatori dal 28% del campione, mentre il 18% la ritiene inefficace e il 54% poco efficace.
Allo stesso modo soluzioni prese in considerazioni all'estero quali l'ipotesi di eliminare marchi e colori dai pacchetti di sigarette o il divieto di esposizione dei prodotti nelle tabaccherie sono state giudicate dagli italiani come inefficaci, inutili o sbagliate.
Sul fronte del fumo passivo, 8 italiani su 10 dichiarano di apprezzare le norme sulle limitazioni del fumo nei luoghi pubblici chiusi (legge Sirchia), mentre tra gli strumenti ritenuti più idonei per impedire ai minori di fumare vi sono: la repressione del commercio illegale (54%) e l’introduzione di maggiori controlli e sanzioni per i rivenditori che non verificano l’età degli acquirenti (51%). Quasi un italiano su due è poi favorevole all'innalzamento a 18 anni dell'età minima per l'acquisto.
Si ma allora che fare?
Secondo il CensisCensis una soluzione per far diminuire gradualmente il numero di fumatori potrebbe essere quella di aumentare i prezzi a piccoli passi. Poco meno di un terzo degli italiani, si dichiara favorevole ad un incremento drastico per scoraggiare l’acquisto di sigarette, mentre il 28% preferisce un percorso di piccoli aumenti scaglionati nel tempo per evitare di far rifiorire il fenomeno del contrabbando. Fenomeno che già ora copre circa il 3% del consumo legale di sigarette. Infine il 27% del campione ritiene che le tasse siano già adeguate e il 14% vorrebbe che queste fossero addirittura ridotte.
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