Nonostante la salute degli individui sia un diritto e un interesse della Collettività, come recita l'articolo 32 della Costituzione, sono profonde le differenze emerge tra le varie regioni. Dall'analisi dell'Associazione delle 31 prestazioni ambulatoriali più richieste divise fra visite specialistiche, esami di laboratorio e diagnostici nelle varie regioni è emerso, ad esempio che i principali esami in Puglia costano in media il 56% in più dell'Emilia Romagna, mentre le visite specialistiche in Piemonte sono più care dell´82% rispetto all'Umbria. Allo stesso modo un semplice prelievo del sangue nel Lazio costa 52 centesimi contro i 6,20 euro che la stessa operazione costa ad un cittadino delle Marche (ovvero il 1200% in più!). Dall'altra parte i cittadini marchigiani si possono consolare per quanto riguarda le visite e gli esami diagnostici che risultano tra i più convenienti d'Italia, mentre dall'altra parte in Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Veneto si registrano le tariffe più alte.
Tornando alle differenze territoriali non va molto meglio dal ginecologo, da cui le donne umbre pagano 16 euro a visita, circa la metà di quanto pagano le donne piemontesi per la stessa prestazione (30 euro, l'82% in più). E ancora una radiografia al polso in Veneto costa 28 euro mentre in Emilia Romagna costa circa la metà. Oltre al prezzo delle visite varia anche quello del ticket da versare per accedere ad esami e terapie, che nella maggioranza delle regioni è di 36,15 euro mentre in Calabria arriva a 45 euro ed in Sardegna a 46,15 euro.
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In più dal 2002 con l'introduzione dei Lea (livelli di assistenza minima) le prestazioni riconosciute dal SSN sono diminuite, ma le regioni possono aumentare i servizi offerti coprendo i maggiori costi con le risorse proprie. Il risultato è che la forbice delle tariffe nelle varie regioni si è ulteriormente ampliata.
[Via: Altroconsumo ] |
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