Dopo aver diffuso i dati
relativi alla crescita della popolazione nei primi otto mesi del
2010, l'Istat diffonde alcune stime anticipate dei principali
indicatori demografici relativi allo scorso anno. La popolazione
residente al primo gennaio 2011 ha superato i 60,6 milioni, con un
tasso di crescita del 4,3 per mille sul 2009 ma mostrando un calo sia
per quanto riguarda le nascite che i decessi. Per il quarto anno
consecutivo la dinamica naturale, ovvero la differenza tra nascite e
decessi, risulta negativa e pari a circa -30.200 unità. Il saldo
negativo registrato è però superiore a quello degli altri tre anni
precedenti. Sul fronte delle nascite l'Istat registra un tasso di
natalità pari al 9,2 per mille, con una diminuzione dei nuovi nati
rispetto allo scorso di 12mila unità, pari in totale a 557 mila.
In pratica si è tornati al livello di nascite registrato nel 2005.
Le nascite da madre italiana nel 2010
sono calate di oltre 13 mila unità, mentre si è registrato un
aumento per quanto riguarda quella da madre straniera che hanno
raggiunto il 18,8% del totale delle nascite. In Emilia-Romagna (29,3%), Lombardia
(28,5%) e Veneto (27,2%) oltre una nascita su quattro proviene
da
una coppia straniera o da una coppia con madre straniera e partner
italiano.
In diminuzione anche la fecondità che,
nel 2010 è risultata pari a livello nazionale 1,41 figli per donna.
Rispetto al passato l'Istat rivela anche il fatto che la fecondità
risulta ormai più favorevole nel Nord del
Paese, con in testa le due Province
autonome di Trento e
Bolzano (con 1,59 e 1,57 figli per donna, rispettivamente), la Valle
dAosta (1,54), la Lombardia (1,48), lEmilia Romagna (1,46) e
il Veneto (1,43). A livello di aree il Nord Est fa segnare una
media di 1,45 figli per donna, il Nord Ovest di 1,43, il Centro di
1,37 mentre nel Mezzogiorno si registra una media di 1,34 figli per
donna. La riduzione della fecondità interessa soprattutto le donne
italiane, che nell'ultimo anno sono passate da una media di 1,33
figli per donna a 1,29, mentre le donne straniere hanno raggiunto nel
2010 il valore di 2,13 figli per donna. Anche per quanto riguarda le
donne straniere risulta rispettata la dinamica che vede le regione
del Nord più feconde di quelle del Sud.
Sul fronte dei decessi l'Istat rileva
che nel 2010 si è registrato il più alto tasso di mortalità, dopo
quello del 2009, dal secondo dopoguerra ad oggi. Nello specifico si
sono registrati quasi 587 mila decessi per un tasso di mortalità
pari al 9,7 per mille, di un decimo di punto inferiore al 9,8 del
2009, quando si registrarono 592 mila decessi. Contestualmente si
registra anche un incremento della speranza di vita che nel 2010 ha
raggiunto i i 79,1 anni
per gli uomini (+0,3 rispetto al 2009) e gli
84,3 anni per le donne (+0,2). L'Istat rileva anche un
avvicinamento da parte degli uomini alla speranza di vita delle
donne, si è passati infatti da una differenza di 6,9 anni nel 1979
ai soli 5,2 anni del 2010.
A livello geografico le regioni con il
livello di speranza di vita maggiore sono quelle del Nord-est e del
Centro, in testa la Provincia di Bolzano e le Marche (sia per gli
uomini che per le donne).Agli ultimi due posti invece troviamo sia
per gli uomini che per le donne Campania e Sicilia.
LA DINAMICA MIGRATORIA
La dinamica migratoria risulta anche
nel 2010 la componente determinante ai fini della crescita
demografica. Il saldo migratorio è stato pari a 291mila unità in
più rispetto ad inizio anno, con un tasso migratorio pari al 4,8
per mille, in calo rispetto al 2009, anno in cui il saldo migratorio
risultò pari a +318 mila unità (con un tasso del 5,3 per
mille).
COLLEGAMENTI SPONSORIZZATI
I cittadini stranieri residenti, pari a oltre 4 milioni e mezzo, sono in costante aumento e costituiscono il 7,5% del totale.
LA COMPOSIZIONE DELLA POPOLAZIONE
L'incremento della popolazione anziani
ha come conseguenza l'aumento dell'età media della popolazione che
risulta nel 2011 pari a 43,5 anni contro i 41,7 anni del 2001.
Nell'ultimo decennio, infatti, la percentuale di individui di 65 anni
e oltre è aumentata dal 18,4% del
2001 al 20,3% del 2011, così
come risulta in aumento anche il numero di grandi vecchi
(maggiori di 85 anni) passati dal 2,2% del 2001 al 2,8% del 2011.
Il numero di ultracentenari, invece è triplicato, passando da 5.400
individui del 2001 a oltre 16mila del 2011. A livello territoriale
la Liguria risulta la regione con la più alta media della
popolazione (47,7 anni) e anche quella con la più alta percentuale
di individui di
65 anni e oltre (26,7%). Segue il Friuli-Venezia
Giulia (45,9 anni di età media con un 23,4% di
ultra 65enni), la Toscana (45,6 e 23,2%) e il Piemonte (45,3 e
22,8%).
La regione con l'età media più basa risulta essere la
Campania con 40,3 anni ed una quota della popolazione di 65 anni e
oltre pari al 16,2%. Segue la Sicilia (41,8 anni di età e 18,5% di
ultra 65enni) e la Puglia (42,1 anni e il 18,5% di over 65).
[Via: Istat ] |
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