Mercoledi, 17 Luglio 2019

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L'ITALIA INVECCHIA: CRESCE L'ASPETTATIVA DI VITA E L'ETÀ MEDIA DELLA POPOLAZIONE. IN CALO LE NASCITE


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Dopo aver diffuso i dati relativi alla crescita della popolazione nei primi otto mesi del 2010, l'Istat diffonde alcune stime anticipate dei principali indicatori demografici relativi allo scorso anno. La popolazione residente al primo gennaio 2011 ha superato i 60,6 milioni, con un tasso di crescita del 4,3 per mille sul 2009 ma mostrando un calo sia per quanto riguarda le nascite che i decessi. Per il quarto anno consecutivo la dinamica naturale, ovvero la differenza tra nascite e decessi, risulta negativa e pari a circa -30.200 unità. Il saldo negativo registrato è però superiore a quello degli altri tre anni precedenti. Sul fronte delle nascite l'Istat registra un tasso di natalità pari al 9,2 per mille, con una diminuzione dei nuovi nati rispetto allo scorso di 12mila unità, pari in totale a 557 mila. In pratica si è tornati al livello di nascite registrato nel 2005.
Le nascite da madre italiana nel 2010 sono calate di oltre 13 mila unità, mentre si è registrato un aumento per quanto riguarda quella da madre straniera che hanno raggiunto il 18,8% del totale delle nascite. In Emilia-Romagna (29,3%), Lombardia (28,5%) e Veneto (27,2%) oltre una nascita su quattro proviene da una coppia straniera o da una coppia con madre straniera e partner italiano.
In diminuzione anche la fecondità che, nel 2010 è risultata pari a livello nazionale 1,41 figli per donna. Rispetto al passato l'Istat rivela anche il fatto che la fecondità risulta ormai più favorevole nel Nord del Paese, con in testa le due Province autonome di Trento e Bolzano (con 1,59 e 1,57 figli per donna, rispettivamente), la Valle d’Aosta (1,54), la Lombardia (1,48), l’Emilia Romagna (1,46) e il Veneto (1,43). A livello di aree il Nord Est fa segnare una media di 1,45 figli per donna, il Nord Ovest di 1,43, il Centro di 1,37 mentre nel Mezzogiorno si registra una media di 1,34 figli per donna. La riduzione della fecondità interessa soprattutto le donne italiane, che nell'ultimo anno sono passate da una media di 1,33 figli per donna a 1,29, mentre le donne straniere hanno raggiunto nel 2010 il valore di 2,13 figli per donna. Anche per quanto riguarda le donne straniere risulta rispettata la dinamica che vede le regione del Nord più feconde di quelle del Sud.
Sul fronte dei decessi l'Istat rileva che nel 2010 si è registrato il più alto tasso di mortalità, dopo quello del 2009, dal secondo dopoguerra ad oggi. Nello specifico si sono registrati quasi 587 mila decessi per un tasso di mortalità pari al 9,7 per mille, di un decimo di punto inferiore al 9,8 del 2009, quando si registrarono 592 mila decessi. Contestualmente si registra anche un incremento della speranza di vita che nel 2010 ha raggiunto i i 79,1 anni per gli uomini (+0,3 rispetto al 2009) e gli 84,3 anni per le donne (+0,2). L'Istat rileva anche un avvicinamento da parte degli uomini alla speranza di vita delle donne, si è passati infatti da una differenza di 6,9 anni nel 1979 ai soli 5,2 anni del 2010. A livello geografico le regioni con il livello di speranza di vita maggiore sono quelle del Nord-est e del Centro, in testa la Provincia di Bolzano e le Marche (sia per gli uomini che per le donne).Agli ultimi due posti invece troviamo sia per gli uomini che per le donne Campania e Sicilia.


LA DINAMICA MIGRATORIA
La dinamica migratoria risulta anche nel 2010 la componente determinante ai fini della crescita demografica. Il saldo migratorio è stato pari a 291mila unità in più rispetto ad inizio anno, con un tasso migratorio pari al 4,8 per mille, in calo rispetto al 2009, anno in cui il saldo migratorio risultò pari a +318 mila unità (con un tasso del 5,3 per mille).

 


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Il 92% dei flussi in ingresso nel Paese è costituito da cittadini stranieri con circa 408 mila iscrizioni dall’estero di individui di nazionalità estera e solo 37 mila rientri in patria di italiani.
I cittadini stranieri residenti, pari a oltre 4 milioni e mezzo, sono in costante aumento e costituiscono il 7,5% del totale.


LA COMPOSIZIONE DELLA POPOLAZIONE
L'incremento della popolazione anziani ha come conseguenza l'aumento dell'età media della popolazione che risulta nel 2011 pari a 43,5 anni contro i 41,7 anni del 2001. Nell'ultimo decennio, infatti, la percentuale di individui di 65 anni e oltre è aumentata dal 18,4% del 2001 al 20,3% del 2011, così come risulta in aumento anche il numero di “grandi vecchi” (maggiori di 85 anni) passati dal 2,2% del 2001 al 2,8% del 2011. Il numero di ultracentenari, invece è triplicato, passando da 5.400 individui del 2001 a oltre 16mila del 2011. A livello territoriale la Liguria risulta la regione con la più alta media della popolazione (47,7 anni) e anche quella con la più alta percentuale di individui di 65 anni e oltre (26,7%). Segue il Friuli-Venezia Giulia (45,9 anni di età media con un 23,4% di ultra 65enni), la Toscana (45,6 e 23,2%) e il Piemonte (45,3 e 22,8%). La regione con l'età media più basa risulta essere la Campania con 40,3 anni ed una quota della popolazione di 65 anni e oltre pari al 16,2%. Segue la Sicilia (41,8 anni di età e 18,5% di ultra 65enni) e la Puglia (42,1 anni e il 18,5% di over 65).

[Via: IstatIstat ]

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