Mercoledi, 13 Novembre 2019

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Nuovi Media e Media Tradizionali, Cosa Scelgono gli Italiani per Informarsi?


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Il mondo dell’informazione è in continuo mutamento. Al timone del cambiamento non c’è solo chi di informazione ci vive, ma anche chi fruisce dell'’informazione: la gente comune.
L’Osservatorio sul Capitale Sociale realizzato da Demos&Pi consegna la fotografia di un panorama frenetico, ma che si muove in una direzione precisa. La direzione del digitale, di internet, dei social media.
Sono sempre più gli italiani che si sintonizzano sul web per informarsi. Il 38,7% ‘naviga per conoscere’ almeno una volta al giorno. Nel 2007 erano a malapena il 24.
I media tradizionali, però, resistono. In cima alla classifica svetta la televisione, medium per eccellenza. L’83% degli intervistati la consultano quotidianamente (87% nel 2007). Solo una stretta minoranza non guarda la tv, oppure la guarda nemmeno una volta al mese (3,5%).

Stesso discorso vale per quotidiani (27,9 ora e 30 nel 2007) e radio (37 ora, 41 nel 2007).
Cosa sta spingendo gli italiano verso l’informazione digitale? E’ solo questione di moda, di accessibilità dei dati (su internet è possibile conoscere quello che si vuole quando si vuole mentre la tv ha un palinsesto)?
La questione non è così semplice. Il fattore che entro in gioco prepotentemente non né il fattore tempo, ne quello della comodità. Bensì quello politico. Internet è considerato un mezzo democratico, i media tradizionali no. Sta persuadendo sempre più persone l’idea che giornali, radio, televisioni siano vincolati a questo o quel partito. E in effetti… Come dar loro torto?

Giusto per dirne una, il cda Rai è lottizzato dalle forze politiche parlamentari. Internet invece resiste a ogni tipo di censura – per ora – e dunque è visto come una fonte più libera, credibile. Molti obiettano che è solo un’impressione, perché – mentre sulla libertà nessuno ha dubbi – sulla credibilità molti nutrono riserve: molto spesso le fonti da cui vengono le informazioni non hanno l’autorevolezza per offrire un servizio attendibile.
Il deficit di credibilità che affligge i media tradizionali è sottolineato dai dati sulle preferenze dei tg. Quasi tutti i tg nazionale hanno perso ‘preferenze’. Il calo più vistoso riguarda il tg1: solo il 50% degli intervistati nutre fiducia per il telegiornale della rete ammiraglia (-18,9% nel 2007). Anche il tg5 hanno subito una quasi analoga debacle: attualmente si attesta al 48%, mentre nel 2007 sfiorava i 59.
Parallelamente, nella percezione degli utenti, vanno forte quei tg che hanno proposto un’interazione con i nuovi media, Tg La7 e Rai News 24 in testa. Per loro lo scatto di fiducia è stato rispettivamente del +17% e del +24%. Sono stai premiati il contatto con i social network che questi due tg hanno garantito al pubblico. Giusto per fare un esempio, Enrico Mentana, conduttore del tg La7, ha aperto l’edizione dell’11 dicembre leggendo un tweet del ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera (“Non escludo un’asta per le frequenze tv”). Ancora, Rai News 24 offre quotidianamente al pubblico una rassegna stampa blog e online, cosa che invece non fanno gli altri tg, magari più blasonati come il tg5, il tg1, il tg2.
 

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