Martedi, 23 Luglio 2019

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PESCA ILLEGALE: BUONI I RISULTATI DELL'ATTIVITÀ DELLA GUARDIA COSTIERA, SERVONO PERÒ SANZIONI PENALI


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Nel 2010 le capitanerie di porto hanno effettuato 124154 controlli lungo tutta la filiera della pesca, dal mare al ristorante, comminando sanzioni per 7,254 milioni di euro e sequestrando 425 mila chilogrammi di prodotti. Questi alcuni dei dati resi noti dal Ministro per le Politiche Agricole e Forestali, Giancarlo Galan, nel corso della presentazione del consuntivo sull'attività svolta dalla Guardia Costiera nel 2010. In dettaglio l'attività ispettiva ha riguardato 1280 controlli in mare, 1887 nei punti di sbarco, 390 dai grossisti, 508 nei mercati, 636 nella grande distribuzione, 1566 nelle pescherie e 1066 nei ristoranti. La violazione più diffusa è risultata la mancata tracciabilità con 2122 sanzioni, seguita dalle violazioni igienico sanitarie (764) e dalla pesca illegale (725).
Tra le operazioni più importanti il Ministro ha segnalato l'azione "Mediterraneo" caratterizzata da una prima fase denominata "Talasso", in cui oltre 8200 ispezioni hanno portato al sequestro di circa 51mila chilogrammi di pesce e una seconda fase chiamata "Onda d'urto", dove a fronte di 12mila controlli, sono state comminate 902 sanzioni amministrative (per un valore complessivo di 1,3milioni di euro) e sequestrati 214mila chili di prodotto.
Galan ha poi sottolineato come prevenire le attività illecite connesse alla pesca illegale sia una priorità assoluta per il Ministero, per svariati motivi. Su tutti quello di garantire efficace concorrenza al settore, in quanto chi adotta tecniche non consentite ha bassi costi di gestione e profitti superiori, escludendo dal mercato chi segue le regole, o peggio, costringendo ad adeguarsi. Da questo punto di vista sembra molto interessante l'ipotesi che si sta valutando con l'Unione Europea di introdurre una sanzione che comporta il ritiro della licenza di pesca, dopo 5 infrazioni accertate (un po' come accade per la patente stradale). La soluzione sarebbe molto valida, a patto di un'attività ispettiva sempre costante, perchè permetterebbe a tanti che si credono furbi di mostrarsi per quello che sono, ovvero delinquenti.
Un secondo motivo dell'importanza della lotta contro le attività illegali è strettamente connesso alla questione ambientale, visto che l'impoverimento delle risorse marine, comporta l'adozione di piani di conservazione più restrittivi (ad esempio tonno rosso) e rischia di mettere in pericolo nel futuro l'intero mercato della pesca.


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Non va poi dimenticato che le attività illecite condotte sul territorio italiano sono costantemente monitorare dalla Comunità Internazionale, che è ha la facoltà in caso di mancati progressi nella lotta all'illegalità, a tagliare i trasferimenti o a bloccare le importazioni di prodotti ittici dal nostro Paese.
Infine è premura del Ministro sottolineare che l'attività illecita nella pesca si ripercuote sui consumatori sia dal punto di vista economico che soprattutto per quanto riguarda la salute.
Apprezzamento sull'operato del Ministero e sul lavoro svolto dalla Guardia Costiera- Capitanerie di Porto è stato espresso dal responsabile Dipartimento Sicurezza Alimentare del Movimento Difesa del Cittadino (MDC), Silvia Biasotto. L'associazione si schiera col Ministro in merito al fatto che le sanzioni amministrative non siano più un deterrente al crimine alimentare, ma si rendono necessarie sanzioni penali e ritiri delle licenze. MDC è una delle associazioni dei consumatori più attente sul tema delle violazioni ittiche e ha presentato, proprio nelle scorse settimane, un interessante rapporto sull'etichettatura dei prodotti ittici nel mercati rionali, in cui è emerso che solo un terzo dei banchi rispetta in pieno la legge.

 

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