Siamo ormai abituati a una giustizia a passo di lumaca. La situazione, però, anziché migliorare, peggiora. In un anno, la durata media di un processo è aumentata un centinaio di giorni. E pensare che da due anni a questa parta il tema è ha soggiornato costantemente nel dibattito pubblico!
Il problema non è di poco conto, basti pensare che secondo le stime di Confindustria, la lentezza dei processi in materia di gistizia civile ci costa ben 4,8 punti di pil.
In particolare, si sono registrati ‘allungamenti’ sia nelle cause civili che nei processi penali. Primo caso: nel 2010 occorrevano in media 456 giorni per arrivare alla sentenza in tribunale e 947 per arrivare alla sentenza della Corte d’appello, mentre nel 2011 ce ne sono voluti 470 per la sentenza in tribunale e 1032 per la Corte d’appello. Totale: 1502 giorni (in luogo di 1403 dell’anno precedente).
Secondo caso, ossia il penale: nel 2010 occorrevano 316 giorni per giungere alla sentenza del Tribunale e 739 per la Corte. Oggi ne occorrono 337 per il Tribunale e 901 per la Corte. Totale: 1621 giorni.
A queste cifre bisogna aggiungere il tempo per arrivare alla sentenza in caso di ricorso alla Cassazione (37 mesi per il civile e 7 mesi per il penale) e il tempo necessario per le indagini (300 giorni circa, solo per il penale).
L’unica nota positiva, in termini numerici, arriva dalla diminuzione delle cause in arretrato. Diminuzione nell’ordine del 2%. Secondo dati del Ministero le cause civili in pendenza si assestano tuttora sui 5 milioni, mentre sono 3 milioni quelle penali.
Questa è un’idea che trova concorde il presidente dell’ANM (Associazione Nazionale Magistrati) Luca Palamara che a Il Sole 24 Ore ha raccontato di come la Legge Cirelli abbia introdotto inutili formalismi e dimezzato gli anni di prescrizioni, tutte misure che prestano il fianco all ‘abuso di processo’.
Il presidente, commentando i dati sulla lunghezza dei processi, non ha poi esitato a lanciare una stilettata al precedente governo (Berlusconi ndr): “Sono sicuramente dati allarmanti, che scontano la strumentalizzazione del tema giustizia negli ultimi anni e conferma quanto l’ANM va sollecitando da sempre: la vera priorità è la lunghezza dei processi, ossia l’argomento ‘servizio’, e non il ‘processo breve’ o il ‘processo lungo’ che con il servizio non hanno nulla a che fare”.
Ha infine ricordato come una giustizia più efficiente possa essere un volano per la crescita, in quanto strumento essenziale per la lotta alla corruzione e all’evasione fiscale (oltre che per la criminalità organizzata). Tutte attività atte a favorire la concorrenza e a recuperare denaro per la cosa pubblica.
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