Nei giorni scorsi (23 luglio ndr) è
stato presentato il rapporto annuale Ifel-Anci sulla stato dei Comuni
Italiani. La presentazione del documento è stata anche l'occasione
per fare il punto sulla manovra
economica e sulle ripercussioni che questa avrà sugli enti
locali e sui servizi per i cittadini. La somma prevista dalla
manovra sommata al patto di stabilità del 2008 varrà 43,6 miliardi
di euro per il 2011 e oltre 57,5 miliardi a decorrere dal 2012, con
inevitabili ripercussioni verso i cittadini. A tal proposito il
Prof. Giuseppe Franco Ferrari, presidente dell'Ifel, nell'analizzare
l'incidenza della manovra sui bilanci dei comuni nei prossimi tre
anni, ha sottolineato come gli effetti balzeranno agli occhi di
tutti. Per il Biennio 2011-2012 la correzioni finanziaria imposta ai
comuni si tradurrà in un taglio dei servizi pari a 100 euro pro
capite il primo anno e di quasi 120 euro per il secondo. Più che di
tagli, chiariscono i tecnici dell'Anci, si tratta di una richiesta
di maggiori contribuiti ai cittadini. In questo senso si può dire
che è vero che la manovra non aumenterà nessuna tassa, nel senso
stretto di imposta, mentre produrrà i suoi effetti nell'aumento
delle tariffe, come abbiamo già visto nel caso dei pedaggi
autostradali. I comuni saranno costretti perciò, ad aumentare il
costo di alcuni servizi come ad esempio i mezzi pubblici, o ridurre i
contributi per l'asilo nido, per le mense scolastiche o l'assistenza
domiciliare.
Secondo il Professor Ferrari, la
manovra costringerà i Comuni del Centro a tagliare la spesa di
oltre il 10% nel 2011 e del 12,2% nel 2012, seguiti da quelli
meridionali, che incidono per il 9,1% nel 2011 e per l'11,4% nel
2012, mentre quelli del Nord, in virtù della maggior spesa di
partenza rispetto agli Enti del Mezzogiorno, dovranno ridurla di una
percentuale inferiore, pari nei due anni, rispettivamente, all'8,4% e
al 10%. La manovra si dimostra pesante soprattutto per il Sud a
partire dal 2012, quando, sostiene il Prof Ferrari, metà dei comuni
del mezzogiorno si troveranno nella posizione di dover tagliare la
spesa per più del 10% mentre il 35% degli Enti Locali dovrà
chiedere ai cittadini un contributo che sarà superiore ai 100 euro
pro capite. Una prospettiva che vista la già grave situazione
delle famiglie del Mezzogiorno, fotografata dal rapporto Svimez,
non potrà che avere conseguenze sociali devastanti.
Le spese che i Comuni saranno
costretti a tagliare di più, dice il Rapporto, sono quelle per gli
investimenti, che scenderanno dagli attuali 250 euro pro capite
circa a soli 220 euro a prezzi 2009 nel 2014, con un salto
indietro ai valori del 1994. In questo modo sottolinea il segretario
generale dell'Anci, Angelo Rughetti, si impoveriranno soprattutto le
Regioni del Nord, che sono quelle che investono di più.
il direttore scientifico dell'Ifel
Silvia Scozzese, ha sostenuto l'inopportunità di una manovra così
pesante in un momento di crisi, soprattutto alla luce dei buoni
risultati ottenuti fin qui dai Comuni.
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Angelo Rughetti, ha anche presentato alcune ipotesi alternative alla manovra per il biennio 2010-2012, fermo restando saldi complessivi da conseguire. Una di questa prevede rimodulazione del carico della manovra che sposti 700 milioni di euro dal 2011 al 2012. Secondo le simulazioni fatte dall'Anci questo spostamento produrrebbe per il prossimo anno un vantaggio di circa 273 milioni di euro per i Comuni del Sud, di 253 milioni per quelli del Nord e di circa 173 milioni per gli Enti del Centro che, simmetricamente, si traducono in un pari aggravio per l'anno successivo. Il maggior aggravio del 2012, però potrebbe essere temperato dalla maggior flessibilità fiscale prospettata dal Governo, oltre che, aggiungiamo noi, da un minor peso della Crisi economica sia sui cittadini che sulle casse Comunali.
[Via: Ifel.it ] |
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CREDIT
Si ringrazia l'utente JeRoseL'06
di flickr per l'immagine
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