Giovedi, 5 Dicembre 2019

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SALUTE: GLI ITALIANI, SEMPRE PIÙ PIGRI, SOVRAPPESO E VECCHI, NON PERDONO IL VIZIO DEL FUMO


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La salute degli italiani tiene ma risulta in peggioramento, soprattutto per via del diffondersi di abitudini negative e per la crisi economica che ha portato i cittadini a diminuire l'attenzione verso la prevenzione. E' questo il quadro clinico che emerge dall'ottavo rapporto Osservasalute, realizzato dall'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane e presentato quest'oggi a Roma. Dal rapporto emerge che nelle regioni in cui la sanità è commissariata e dove è più stringente il piano di rientro dal deficit, la prevenzione tende a diminuire con un conseguente aumento dei fattori di rischio per la salute dei cittadini. Dall'altra parte nelle regioni con i bilanci più stabili, la maggiore attenzione ai programmi di prevenzione e screening permette risultati migliori anche nella gestione della salute dei cittadini. In ogni caso il nostro sistema sanitario che risulta essere ancora tra i primi a livello internazionale, per quanto riguarda il rapporto costi e risultati, risulta poco omogeneo (a livello territoriale) per quanto riguarda la qualità dei servizi sanitari offerti. Un tema quest'ultimo su cui ha posto l'accento anche una recente indagine : (“Il prezzo della salute”) di Altroconsumo, in cui venivano denunciate le differenze nelle prestazioni sanitarie sia in termini di qualità che di tariffe richieste.
Nel rapporto viene sottolineata la tendenza all'invecchiamento della popolazione, già rilevata dall'Istat , secondo cui gli italiani tra i 65 e i 74 anni sono il 10,3% del totale e gli ultra75enni il 9,8%. Le donne si confermano più longeve degli uomini (84 anni contro 78,7), ma rispetto alla precedente rilevazione guadagnano 1,1 anni in speranza di vita contro l'1,8 dei maschi.
Le donne, stando al rapporto, sembrano perdere terreno sul fronte della salute, soprattutto per quanto riguarda la riduzione di alcune tipologie di tumori e malattie del sistema circolatorio, che risulta più accentuata per il genere maschile. Questo peggioramento è riconducibile in parte al fatto che le donne stanno modulando nel tempo abitudini più ricorrenti negli uomini, come per esempio il vizio al fumo. Questo comportamento a rischio, che abbiamo visto essere proprio uno di quei fattori che influenza maggiormente la differenza di longevità tra uomini e donne (per circa il 40-60%), condiziona molto di più che in passato il genere femminile. Secondo l'ultima rilevazione inoltre le donne sono le più restie a rinunciare alla sigaretta, lo hanno fatto solo il 16% contro il 39% degli uomini. Il fumo comunque è un vizio che coinvolge più di un italiano su cinque dai 14 anni in su (il 22,2%), un dato che risulta stabile nel tempo, nonostante l'introduzione sei anni fa della legge Sirchia. In generale rileva il rapporto che il numero medio di sigarette fumate è di 13,5 al giorno, valore che aumenta man mano che si scende verso Sud.
Tornando alla salute delle donne il rapporto evidenzia che il peggioramento rilevato può essere connesso anche al fatto che le donne tendono a svolgere sport in maniera minore rispetto agli uomini (25% contro il 38%). Per quanto riguarda quest'ultimo punto, però va detto che è l'italiano medio ad essere piuttosto pigro, infatti, poco più di un cittadino su cinque svolge uno con continuità, mentre il 9,7% lo pratica in modo saltuario.


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Il risultato di questa pigrizia è che più di un italiano su tre è in sovrappeso, mentre quasi uno su dieci è obeso. Secondo il rapporto inoltre la percentuale di bambini in eccesso di peso è pari al 34%, in calo, però, di due punti percentuali rispetto al precedente rapporto. A questo contribuisce anche il pessimo feeling tra italiani e vegetali, visto che poco più di cinque persone su cento assumono le cinque porzioni raccomandate di frutta e verdura.
Per quanto riguarda le cause di morte, nonostante il calo degli ultimi anni dei ricoveri per malattie ischemiche del cuore, le malattie cardiovascolari continuano a essere in vetta alla classifica. Nel 2008 i tassi più elevati di ospedalizzazione per malattie ischemiche del cuore si sono registrati in Campania, Sicilia, Molise, Calabria e le altre regioni del Sud.
Infine per quanto riguarda la spesa sanitaria, il rapporto registra un aumento del rapporto tra spesa e pil, passato dal 5,9% del 2001 al 6,5% del 2007. A livello territoriale la percentuale di spesa è pari al 5,4% al Nord, al 6,2% al Centro e al 9,5% al Sud e nelle Isole. La regione più virtuosa è in questo senso la Lombardia (4,9%), mentre quella con la spesa più alta è la Calabria (10,7%).

 

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