L’Unione Europa è determinata a garantire il diritto all’oblio e alla privacy, o almeno la fazione che afferisce a Viviane Reding, vicepresidente della Commissione Europa.
Il diritto all’oblio è il diritto a ‘far perdere le tracce di sé’. Più concretamente, il diritto a impedire la diffusione dei propri dati personali. E’ la prima volta che la questione viene affrontata così di petto in sede comunitaria. Viviane Reding ha proposto una direttiva sulla protezione dei dati giudiziari e un regolamento sul trattamento dei dati in tutti gli altri casi. Molto corposo quest’ultimo: contiene oltre cento articoli.
La direttiva è una tipologia di norme comunitarie che prevede un’attuazione ‘personale’ da parte degli Stati. A questi è richiesto semplicemente di rispettare scopi e obiettivi del regolamento.
Il mezzo-regolamento è invece una tipologia più stringente. Una volta approvato, viene applicato secondo le stesse modalità fra tutti gli Stati.
Il Garante della Privacy Francesco Pizzetti ha illustrato i punti salienti del regolamento:
- Non sarà più il cittadino a dimostrare l’illiceità dell’uso dei propri dati al titolare, ma sarà il titolare a dover dimostrare la liceità dell’uso.
- Il consenso all’utilizzo dei dati personali diventerà oltre che obbligatorio, anche esplicito. Sparisce dunque il silenzio-assenso.
- In caso di perdita di dati causato da attacco informatico, essa dovrà essere comunicata entro 24 ore
- La pubblica amministrazione e le imprese con più di 50 dipendenti dovranno dotarsi di una nuova figura professionale adibita alla protezione dei dati, il “data protection officer”.
- Qualsiasi nuovo strumento tecnologico o device dovrà valutare l’impatto sulla privacy.
- E’ obbligatoria la ‘data portability” ossia la possibilità di traslare i dati da un gestore a un altro. In pratica, la possibilità di ‘trapassare’ gli amici da Facebook a un altro social network.
Tuttavia, tra stakeholder e utenze non tutti appoggiano pienamente le proposte della Reding. Guido Scorza, uno dei più noti giuristi del web, ha dichiarato: “La disciplina europea della Reding è apprezzabilissima, ma sul diritto all’oblio non ci siamo. Se permettiamo a chiunque di pretendere la rimozione di un contenuto sgradito che lo riguarda, tra cento anni quando guarderanno a quest’epoca attraverso internet sembreremo tutti bravi e buoni. Le storie dei delinquenti e dei corrotti saranno spariti”.
Nel frattempo sia Facebook che Google (i colossi finiti nell’occhio del ciclone per la scarsa attenzione alla privacy) hanno giocato di anticipo. Il social network di Zuckerberg consente da tempo di regolare ‘le previsioni’ di privacy: è possibile non solo stabilire chi tra gli altri utenti potrà vedere cosa, ma anche di ‘vedere come ci vedono’. Google invece ha messo a disposizione un pannello attraverso cui è possibile cancellare i propri dati, oltre che una modalità di navigazione totalmente anonima.
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CREDIT
Stian Eikeland
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