La Banca d'Italia ha pubblicato la relazione annuale dell'Arbitro Bancario Finanziario
, uno strumento di ADR (Alternative Dispute Resolution) attivo dal 2009, che offre una risoluzione alternativa alla giustizia ordinaria alle controversie in materia bancaria e finanziaria. Obiettivi dell'Arbitro Bancario Finanziario sono quello di offrire tutela ai clienti quando le caratteristiche o il modesto valore della controversia renderebbero difficile il ricorso al giudice, oltre a quello di mantenere o ripristinare una relazione di fiducia tra intermediari e clientela. Il funzionamento dell'ABF è semplice ma richiede che prima il cliente abbia tentato di risolvere direttamente il problema con un reclamo alla banca o alla società finanziaria, ha un costo di 20 euro che verranno restituiti al cliente in caso di decisione favorevole ed ha dei limiti definiti per quanto riguarda le materie della controversia e l'importo massimo della stessa (100 mila euro).
A differenza di altri sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie (mediazione), l'arbitro è un ADR di tipo decisorio, ossia la soluzione della lite avviene attraverso la decisione di un organo terzo e imparziale. Va detto che però la pronuncia dell'ABF è priva di esecutività (le parti non soddisfatte possono ricorrere alle vie giudiziali), mentre il verbale di conciliazione firmato da entrambe le parti può essere omologato dal giudice e acquistare valore di titolo esecutivo.
Venendo ai dati 2011 sono pervenuti all'Arbitro Bancario Finanziario 3.578 ricorsi (il 5% in più rispetto al periodo 2009-2010) e sono state adottate 2.760 decisioni.
I ricorsi hanno riguardato per il 67,3% le banche, seguono quelli riguardanti le finanziarie dell'elenco speciale (16,2%), quelli nei confronti delle Poste (13,4%) e quelli nei confronti delle società finanziare iscritte nell'elenco generale (1,6%). Rispetto al 2010 sono diminuiti dell'11,9% i ricorsi contro le banche, mentre sono più che raddoppiati quelli nei confronti delle Poste.
L'80,3% dei ricorsi all'ABF sono stati avanzati da consumatori o da persone fisiche, confermando così la minor propensione delle imprese all'utilizzo di questo strumento.
Sul fronte degli oggetti del ricorso il 14% ha riguardato i conti correnti e il 12,8% i mutui, mentre quelli in materia di servizi e strumenti di pagamento hanno raggiunto il 28%. Vi è poi un 10,5% dei ricorsi relativo ai sistemi di informazione creditizia.
Infine per quanto riguarda gli esiti delle procedure il 4,9% dei ricorsi presentati è stato dichiarato irricevibile o archiviato nella fase preparatorio. Dei 2.760 ricorsi giunti a decisione il 62%, in crescita di 1 punto rispetto allo scorso anno, ha avuto un esito favorevole per il cliente, o comunque una conclusione soddisfacente per i suoi interessi. Nel 38% dei casi i Collegi hanno invece respinto i ricorsi perchè hanno ritenuto infondate o non adeguatamente provate le ragioni del cliente, o per ragioni procedurali.
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