Lunedi, 20 Gennaio 2020

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Risparmiare Soldi: gli Italiani Non Sono Più Capaci


risparmi soldi, crisi, consumi

Risparmiare soldi è sempre stata una storica capacità degli italiani, tramandata di generazione in generazione, per far fronte ai momenti di crisi. Eppure, secondo quanto emerge dal rapporto Istat 2012, le cose sono molto cambiate negli ultimi anni. La crisi economica ha ridotto drasticamente il potere di acquisto e, se arrivare a fine mese senza indebitarsi è difficile, risparmiare soldi è quasi un’utopia per molti italiani.
I numeri parlano chiaro: si è passati da una raccolta di risparmi totale di circa 130,2 miliardi del 2007 (non a caso è stato preso come termine di riferimento l’ultimo anno prima della grande crisi economica) a 93,4 del 2011. Un calo del 28,2% (pari a 36,7 mld).
Ma sarebbe riduttivo ricondurre la causa di questa tendenza solamente alla crisi economica: questi dati sono anche frutto di uno stile di vita attuale improntato su falsi bisogni primari.

Non si può vivere, o meglio si crede di non poter vivere, senza smartphone, senza una macchina a testa, senza sigarette, senza pay tv, senza internet… insomma senza tutto quello che pochi anni fa era, se non un lusso, quantomeno un vizio. Nell’ultimo triennio infatti, mentre la capacità di risparmiare soldi è diminuita, la spesa per i consumi finali è addirittura triplicata (è arrivata a 962,6 miliardi di euro) e il reddito disponibile lordo delle famiglie è aumentato del 2,1%, passando da 1.031,7 miliardi a 1.053,1 miliardi.

Nell’ordine le voci che pesano maggiormente sul bilancio sono: 'casa, combustibili, energia' , 'alimentari e bevande non alcoliche' e ‘comunicazioni’.
Se si amplia il periodo temporale di riferimento, si legge nelle tabelle Istat che la tendenza al risparmio negli ultimi venti anni è stata molto oscillante: il picco massimo è stato raggiunto nel 1991 (134,9 miliardi corrispondenti al 23,7% del reddito disponibile). Esattamente dieci anni dopo però, nel 2001, era già rientrata a 112 miliardi (13,3% del reddito disponibile).L’ultimo decennio ha visto qualche alto e basso fino al 2005, per poi assestarsi su una tendenza negativa, con un’impennata significativa durante la crisi.
Particolarmente penalizzate sono le donne, ancora non sufficientemente considerate nel mercato del lavoro, e i giovani (che restano in casa dei genitori anche dopo i trenta anni). Il Rapporto mostra anche una sempre minore propensione a fare figli, giustificata dal fatto che, tra le famiglie numerose, una su tre è povera. Per queste categorie il risparmio non è contemplabile.
Come faranno le generazioni future che non potranno contare sui risparmi di quelle precedenti?
I dati dell’Istat sono confermati anche da una ricerca di Bankitalia che ha registrato una diminuzione della propensione delle famiglie al risparmio di quasi un punto percentuale nell’ultimo anno (dal 9,4 del 2010 all’8,6% nel 2011).  
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