Accesso al credito: è questo uno dei grandi problemi che affliggono le PMI (piccole e medie imprese). Le aziende fanno sempre più fatica a finanziarsi, e dunque a ricevere prestiti dagli istituti finanziari. Il ché, sommato alle difficoltà comunque grosse causate dalla crisi economica e dal calo dei consumi, minaccia di distruggere quella che è a tutti gli effetti la spina dorsale del sistema economico italiano.
La moratoria proclamata qualche mese fa prometteva di sbloccare l'accesso al credito. Molti analisti si sono dichiarati scettici verso questo provvedimento. Tuttavia, ora che la moratoria sta per entrare nel vivo, si è aperto uno spazio affinché si ricredano.
La notizia è che il 90% delle banche che fanno capo all' ABI (Associazione Banche Italiane) hanno accettato i termini della moratoria. In questa percentuale si ritrovano tutte le grandi banche d' Italia, ma anche tantissimi istituti medi e piccoli.
A marzo la percentuale si era fermata all' 83,5% anche se l'aumento è sempre stato costante. Insomma, pare che le forze della finanza italiana si stiano rimboccando le maniche per aiutare le PMI, dopo anni di puro ostruzionismo (tradotto in interessi alti, garanzie improponibili etc).
Grande soddisfazione ha espresso l'Abi in un comunicato stampa ufficiale. Sempre nello stesso documento vengono illustrate le modalità attraverso cui la moratoria sortirà il suo effetto. In buona sostanza, le PMI godranno di 1) sospensioni dei mutui 2) allungamento dei prestiti 3) azioni per promuovere la ripresa e lo sviluppo delle attività.
La moratoria di quest'anno non è la prima e probabilmente non sarà l'ultima. La speranza, comunque, è che superi i risultati di quella precedente. Comunque ottimi: sospensione di 26.000 mutui (per un totale di 70 miliardi di debito residuo), immissione di liquidità pari a 13 miliardi.
Ignazio Visco, governatore della Banca d'Italia, è fiducioso. Durante un incontro a Washington con gli esponenti del Fondo Monetario Internazionale, ha rivelato che a tutt'oggi la stretta al credito persiste ma ha subito e subirà battute d'arresto: "Siamo in un fase recessiva e c'è una riduzione del credito in atto che però in buona parte è giá alle nostre spalle. nell'indagine relativa al mese di aprile (redatta proprio dalla Banca d'Italia ndr) la percentuale netta delle risposte che segnalano di aver irrigidito le condizioni di credito praticate è scesa al 25% contro l'87% del mese di gennaio".
Gli appelli di Ignazio Visco si erano fatti più frequenti a partire dagli ultimi medi del 2011, quando era ormai noto che l'Italia sarebbe entrata in una nuova, catastrofica, fase recessiva. Gli appelli hanno avuto come argomento le 'reticenze' delle banche a fare il loro lavoro: prestare soldi, supportare l'economia reale.
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