La Banca Centrale Europea ha commissionato un sondaggio che ha coinvolto un campione nutrito di banche e istituti finanziari del Vecchio continente. Lo scopo è stato quello di verificare le condizioni del credito, l’esistenza di una situazione di credit crunch (stretta sul credito) e le prospettive per i prossimi mesi. I risultati si riferiscono tutti al quarto trimestre del 2011, periodo in cui è stato realizzato il sondaggio.
Ebbene, si evince che le banche stanno operando – forse loro malgrado, forse no – un’azione di credit crunch nei confronti di chi richiede il credito. In breve, le condizioni attraverso cui si erogano i prestiti e si fa credito ai soggetti (imprese, famiglie, istituzioni) si sono inasprite e questo ha generato un calo di domanda generale alle banche.
In particolare, nel rapporto si legge che la differenza tra le banche che hanno operato una stretta e quelle che hanno operato un allentamento nella concessione del credito è del 35%. Questo vuol dire che le banche che hanno brigato per il credit crunch sono più del doppio rispetto a quelle che non lo hanno fatto.
Le banche ‘incattivite’ si sono giustificate adducendo i motivi più ovvi. La crisi economica, le difficoltà del Tesoro dei vari paesi a gestire le vicende del debito sovrano, e infine i cambiamenti nelle regole del settore avvenuti in tempi recenti, hanno determinato la ‘timidezza’ degli istituti nel fare credito.
Fa notizia – ma forse no – la situazione in Germania. Il paese tedesco è in netta controtendenza rispetto a quanto accade nel resto dell’Europa. Lì di credit crunch manco a parlare, anzi sono aumentate – seppur di poco – le banche che invece hanno persino ammorbidito le condizioni nel concedere prestiti.
La stretta sul credito è un problema che rischia di pesare grandemente nell’economia dell’Eurozona, soprattutto in quei paesi in cui la recessione non è alle porte ma già in casa, come l’Italia. Senza finanziamenti, le imprese muoiono e se le imprese muoiono l’economia – è ovvio – non cresce.
Ad ogni modo, la Bce è ottimista: “Ci aspettiamo un miglioramento nell'accesso alla raccolta sui mercati da parte delle banche nel prossimo trimestre come potenziale riflesso dell'efficacia delle misure prese” si legge in una nota.
Il miglioramento, se ci sarà, sarà dovuto alle misure prese da Mario Draghi a dicembre: ossia il mega-prestito alla banche da parte della Bce di oltre 500 miliardi a un interesse (del tutto irrisorio) dell’1%. Soluzione attuata proprio per evitare la deriva del “credit crunch”. Il meccanismo è semplice: se le banche hanno denaro, in particolare se ne abbondano, possono prestarlo più “a cuor leggero”. O almeno si spera.
E la speranza è viva, a quanto pare, considerando che per fine febbraio è prevista un’altra imponente immissione di liquidi. Si parla di una cifra compresa tra i 300 e i 1000 miliardi di euro. Un’immensità considerando che il debito dell’Italia intera, che è il terzo al mondo, è di circa 1900 miliardi.
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