Nei momenti in cui la crisi si fa più sentire solitamente aumentano anche le offerte di finanziamenti da parte di soggetti economici che offrono credito al consumo per il sostegno dei bisogni personali delle famiglie. Purtroppo dentro i contratti (o la semplice pubblicità) che offrono questi soggetti finanziari, siano essi relativi a prestiti, dilazioni di pagamento o cessione del quinto, non sempre vige la massima trasparenza e spesso sono presenti irregolarità. Questo non solo in Italia, dove la situazione è stata spesso segnalata dalle associazioni dei consumatori, ma anche nel resto dell'Unione Europea. Nello specifico un'indagine condotta dalla Commissione Europea, tramite le competenti autorità nazionali, nei 27 Paesi Membri più Norvegia ed Islanda, ha dimostrato che su 562 siti web che offrono credito al consumo, ben 393 (il 70%) richiedono ulteriori indagini di approfondimento per verificare la presenza di “presunte violazioni delle regole europee sulla protezione dei consumatori”
Le problematiche più comuni rilevate riguardano la carenza di informazioni nella pubblicità del credito al consumo (assente in 258 siti, il 46% di quelli controllati), l'omissione di informazioni fondamentali sull’offerta (rilevata in 244 siti, il 43% del totale) e la presentazione fuorviante dei costi (rilevata il 116 siti, il 20% del totale).
L'operazione aveva il compito di verificare che le informazioni relative al credito al consumo fossero conformi a quanto imposto dall'UE agli Stati Membri per la tutela dei consumatori. Una verifica che ha dato esito negativo e sul quale ora le autorità nazionali dovranno chiedere conto alle istituzioni finanziarie, di modo da correggere le eventuali irregolarità riscontrate.
Analizzando i risultati ottenuti dalle attività di verifica svolte nei vari Paesi Membri, si notano differenze rilevanti in termini di violazioni (presente) segnalate.
Ad esempio in Spagna (29 siti analizzati) a Cipro (10) e a Malta (5) tutti i siti di credito al consumo analizzati hanno mostrato delle irregolarità che andranno approfondite. In Belgio 89 siti su 93 sono stati inseriti nella lista dei bocciati, in Repubblica Ceca 9 su 10, in Lettonia 7 su 9 e in Svezia 12 su 15.
L'Italia presenta le stesse percentuali della Svezia con 12 siti segnalati come irregolari su 15 controllati (l'80%), ma risulta essere anche uno dei sei Stati (insieme a Estonia, Lettonia, Lituania, Slovacchia e Svezia) in cui lo studio è stato più approfondito. C'è anche chi è andato bene come Bulgaria, Islanda e Irlanda dove non sono state riscontrate irregolarità rispettivamente nei 10, 6 e 2 siti controllati. Decisamente buoni anche i risultati registrati in Francia con 11 siti irregolari su 50 e in Portogallo con 14 siti irregolari su 40.
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