Ricorre oggi l'87° Giornata Mondiale del Risparmio, organizzata dall'Acri, Associazione che rappresenta collettivamente le Fondazioni di origine bancaria e le Casse di Risparmio Spa ed occasione annuale in cui viene presentata l'indagine su “Gli Italiani e il Risparmio”. L'indagine rileva che nonostante le difficoltà della crisi il risparmio rimane ancora una virtù per gli italiani, tanto che aumenta rispetto al rapporto dello scorso anno, il numero di italiani che non riesce a vivere tranquillo se non risparmia (dal 41 al 44%), ma parimenti diminuisce di un punto la percentuale di chi effettivamente riesce a risparmiare e che si attesta al 36%.
La situazione peggiore si riscontra nel Mezzogiorno dove solo il 25% (5 punti in meno del 2010) delle famiglie riesce a risparmiare, mentre aumenta il numero di nuclei famigliari in saldo negativo di risparmio, ovvero che necessitano di risorse superiori alle entrate per vivere. L'indagine parla di 4 famiglie su 10 che, al Sud, hanno dovuto accedere ai risparmi passati o ricorrere a prestiti, dato in crescita di 6 punti percentuali rispetto a quello di un anno fa e superiore di ben 11 punti al dato nazionale. Dato tanto più grave al sud dove le difficoltà di accesso al credito tramite canali tradizionali porta spesso le famiglie a far ricorso agli usurai.
Rispetto al futuro poco più di 4 italiani su 10, il 6% in meno dello scorso anno, temono di non riuscire a risparmiare nel prossimo anno come in passato e solo il 13% spera di risparmiare di più.
Sei italiani su dieci ritengono poi di aver ridotto le riserve di risparmio accumulate nella propria vita e questa sensazione nasce dalle preoccupazioni verso un futuro ritenuto incerto dal punto di vista economico. Ad essere preoccupati sono soprattutto gli italiani in età lavorativa che nutrono seri dubbi sul proprio reddito dopo la pensione. Infatti, spiega l'indagine, i preoccupati per
Appare evidente che per gli italiani risparmiare è quindi fondamentale per la sicurezza economica una volta raggiunta la pensione (47%) e per la possibilità di programmare il proprio futuro (44%). Si riduce di 7 punti invece la quota di coloro che ritengono che il risparmio si fondamentale per la crescita economica di una nazione (24%), ma sono ancora in tanti che ritengono che il risparmio abbia una valenza etico-pedagogica e che educhi a un consumo più responsabile e sostenibile.
A livello di impieghi sale rispetto al passato la quota di coloro che preferiscono investire una parte dei propri risparmi, piuttosto che tenerli in casa o lasciarli sul conto. Il tutto probabilmente agevolato dall'aumento dei rendimenti dei titoli di stato e delle obbligazioni, ma anche dalla forte ripresa dell'inflazione. L'investimento preferito rimane sempre il mattone, visto che siamo pur sempre una nazione dove il 79,1% delle famiglie è proprietario dell'immobile in cui vive (dati Agenzia del Territorio), tuttavia la percentuale di chi predilige l'investimento immobiliare scende di oltre il 10%, passando dal 54% al 43% e tornando, così, sui livelli del 2001.
Secondo il rapporto il 2011 si presenta come uno degli anni peggiori dell'ultimo decennio per quanto riguarda scoramento e preoccupazione.
Per più di un italiano su cinque infatti (il 21%) il tenore di vita è peggiorato, contro un 5% che l'ha migliorato, un 28% che non ha assistito a cambiamenti, mentre quasi la metà degli italiani (il 47%) ha mantenuto il proprio tenore di vita con fatica, tagli alla spesa e rinunce. Le rinunce hanno toccato tutti i settori merceologici dalla tecnologia, alla telefonia, passando per i prodotti per la casa e per gli alimentari, fatta eccezione per la spesa farmaceutica.
L'uscita dalla crisi appare per gli italiani sempre più lontana, e oramai 3 italiani su quattro si attendono che duri almeno altri tre anni, per cui l'aspettativa di tornare ai livelli pre crisi è posticipata al 2015.
In generale spiega il rapporto metà degli italiani è pessimista rispetto al futuro, il 36% ottimista e il 14% attendista, tuttavia per la prima volta dal 2005 il numero di coloro che si ritengono soddisfatti della propria situazione personale è stato superato dagli insoddisfatti (che crescono dal 44% al 51%).
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