Domenica, 26 Maggio 2019

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I CONTI CORRENTI ITALIANI SONO I PIÙ CARI D'EUROPA: L'UE APRE UN'INDAGINE MA L'ABI CONTESTA I DATI


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La Commissione Europea ha puntato il dito contro i costi medi dei conti conti correnti italiani, annunciando di volere andare a fondo alla questione. In Italia, infatti, secondo il commissario Ue al Mercato interno Michel Barnier, il costo di gestione medio per il conto corrente è di 253 euro all'anno, contro una media europea di 112 euro. Il costo medio rilevato è il risultato dell'analisi di tre diversi profili di clientela: il profilo passivo, in cui i clienti hanno un numero limitato di operazioni, al costo di 134,99 euro,il profilo basic che ha un costo annuo di 143,9 euro e il profilo attivo con un costo di 401,72 euro.
Il differenziale con l'Europa risulta molto ampio, soprattutto nei confronti dell'Olanda il cui costo medio all'anno è di 46 euro. Per questa ragione l'Ue vuole vederci chiaro annunciando che se l'operazione trasparenza non porterà i risultati sperati, la Commissione è pronta ad intervenire per legge per disciplinare la materia. Una presa di posizione forte che non ha mancato di suscitare reazioni soprattutto tra le associazioni dei consumatori. Il Casper (Comitato contro le speculazioni e per il risparmio) di cui fanno parte Adoc, Codacons, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori ha accolto con favore l'inchiesta avviata dalla Commissione Ue sulle cause che portano a disparità notevoli sul costo di un conto corrente tra i diversi Stati membri. In Italia, fa sapere il comitato, i costi dei servizi bancari sono i più elevati al mondo e senza alcuna giustificazione. Gli utenti sono sottoposti a balzelli di ogni tipo e non appena una commissione viene vietata gli istituti di credito ne inventano di nuove. Il comitatocomitato si auspica anche che, una volta accertati i comportamenti scorretti degli istituti di credito italiani, venga comminata una maxi sanzione nei confronti della banche e alla cancellazione dei balzelli “vessatori”. In chiusura le associazioni hanno invitato anche l'Autorità Antitrust italiana ad avviare una analoga inchiesta.



LA REPLICA DELL'ABI E IL BALLETTO DELLE CIFRE
L'Abi, pur dimostrandosi disponibile a fornire al Commissario Ue al Mercato interno tutte le informazioni necessarie, dimostrando massima disponibilità ha dichiarato, in una nota, di ritenere non necessaria alcuna indagine specifica data la trasparenza e l’immediata reperibilità dei costi dei servizi offerti.


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L'associazione ha opposto ai numeri presentati dall'Ue, i dati rilevati dalla Banca d'Italia in una recente audizione al Senato, secondo cui il costo medio anno dei conti correnti italiani è di 114 euro, in linea dunque con l'Europa e alle elaborazioni dell'Abi che evidenzia una media di 116 euro.
L'Abi ha poi rivendicato il fatto che il confronto tra i prezzi dei servizi bancari deve tenere conto dei diversi modi di fare banca oggi in Europa. Prezzi che possono apparire più convenienti sono stati offerti da intermediari che hanno registrato gravi elementi di squilibrio tra attivo e passivo compromettendone la stabilità. Chiaro appare il riferimento alle molte banche che sono state “salvate” dal fallimento attraverso la nazionalizzazione, anche se il problema, in quel caso non era la gestione dei clienti ma le manovre finanziarie speculative in un contesto economico di grave crisi, sebbene, comunque, l'equilibrio finanziario sia unico. In chiusura l'Abi ha poi sottolineato la specificità del mercato italiano che ha introdotto a favore dei consumatori strumenti come l'indice sintetico di costo, per proprio per favorire la trasparenza e la competitività.

 

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