Abbiamo visto nei giorni scorsi come,
secondo un'indagine Istat, tra
le prime trenta città europee più inquinate da pm 10, ben 11 siano
italiane. Tra queste Torino risulta la quarta città più
inquinata d'Europa in termini di numero di giorni di superamento del
valore limite segnalato dall'Unione Europea. Per più di 100 giorni
all'anno i torinesi sono esposti a valori di PM10 superiori alla
soglia massima indicata dagli organismi europei (50 μg/m3).
L'occasione per tornare sull'argomento
ce la porge Nomisma che ha effettuato uno studio dal titolo I
filtri antiparticolato per la
qualità dellaria nelle aree
urbane
sugli effetti del particolato nelle nostre città.
IL PARTICOLATO
L'indagine chiarisce il concetto di
particulate matter (PM), le polveri sottili, ovvero quell'insieme di
particelle solide e liquidi che si trovano nell'aria e sono
responsabili dell'incremento di decessi e patologie di carattere
respiratorio.
La pericolosità del particolato
diviene rilevanti quando le particelle sono piccole, al di sotto di
10micron (da cui PM10). Lo studio di Nomisma rileva come il trasporto
veicolare sia il settore al quale si attribuisce il 47% delle
emissioni di PM10. All'interno del settore dei trasporti si rileva
come i veicoli a maggior impatto di emissioni siano quelli a gasolio
ed in particolare i veicoli commerciali leggeri e gli autobus. Questo
perché per motivazioni di pubblico servizio hanno accessi
privilegiati agli ambiti urbani, dove la minaccia sanitaria è più
elevata, sono spesso datati e con bassi livelli di adeguamento agli
standard ambientali
CITTÀ TROPPO INQUINATE
I dati analizzati sulla base del
Sistema Informativo Nazionale Ambientale e dei dati forniti da
Legambiente
raccontano che i limiti previsti dalla normativa sul
PM10 sono stati superati in 57 capoluoghi sugli 88 considerati, ben
il 65%.
Come è facile da ipotizzare sono le
regioni del Nord, soprattutto nella zona della Pianura Padana, quelle
con i dati peggiori relativi al PM10. Torino si conferma la città
italiana più inquinata con una media urbana pari a 56,5 μg/m3,
seguita da Milano con 49,2 e Padova con 46,7 μg/m3. I dati
analizzati riguardano gli anni dal 2006 al 2008 delle prime 15 città
italiane per popolazione, sia per ciò che riguarda le aree urbane
che quelle non urbane. La città con la più bassa media urbana
risulta Trieste con 27,8 micron di Pm10 per metro cubo, seguita da
Catania con 29,3 e da Messina con 32 μg/m3.
SCENARI SANITARI CRITICI
Lo studio analizza il Il burden of
disease (il peso della malattia)
relativo all'inqunamento da PM10
delle città Italiane.
La letteratura sanitaria rileva come
elevati livelli di Pm10 siano producano una forte riduzione della
speranza di vita e siano responsabili di patologie come: lalterazione delle funzionalità
polmonari, la riduzione di alcune, lasma e la bronchite (specie nei bambini) e
l'aumento delle malattie cardiorespiratorie. Ciò si traduce anche
in incrementi dei costi economici per i ricoveri ospedalieri,
producendo indirettamente un peggioramento dellefficienza del
sistema sanitario nel suo complesso.
Secondo l'indagine, rispetto
alle cause di morte, le concentrazioni di PM10 oltre μg/m3
produrrebbero 5876 morti all'anno, nelle 15 città considerate. Le
cause di morte tengono conto della sola popolazione oltre i 30 anni
di vita ed escludono le cause accidentale. Tra le patologie
maggiormente associate al PM10 si osserva la presenza di tumori
maligni della laringe, della trachea, dei bronchi e dei
polmoni,
responsabili di 534 decessi sul totale di 5876 (9,08%). Se si
considerano gli effetti acuti relativi a malattie del sistema
circolatorio e respiratorio , il numero di decessi attribuibile a
PM10 sarebbe pari a 953, di cui l'80% ascrivibile a patologie
circolatorie e il rimanenti a patologie respiratorie.
Sul fronte dei costi, lo studio segnala
che nel 2007 i costi da ricoveri da PM10 relativi solamente alle
città di Milano, Roma e Bologna superano i 5,3 milioni di euro. Per
avere una stima del peso economico dell'inquinamento sulla
collettività, a questi costi andrebbero sommati i costi relativi
alle terapie non ospedaliere (farmaci, riabilitazioni) e la perdita
di ore di lavoro causate dalle patologie. Secondo Nomisma l'impatto
economico delle sole patologie respiratorie e cardiocircolatorie
attribuibili al PM10 sarebbe di 6,4 milioni di euro annui,
considerando anche il decremento delle retribuzioni. Un costo che
andrebbe considerato dagli amministratori politici, soprattutto
perché coinvolge o meglio sconvolge le vite di intere famiglie.
COLLEGAMENTI SPONSORIZZATI
SOLUZIONI
l'indagine di Nomisma conclude la sua
analisi con lo studio delle politiche per il miglioramento della
qualità dellaria delle regioni nord (Veneto, Lombardia
Emilia-
Romagna, Piemonte) e di quelle più critiche in rapporto alla
numerosità della popolazione residente (Lazio e Campania).
Tra le soluzioni analizzate emerge come
efficace quella di introdurre filtri antiparticolato (denominati
sistemi retrofit chiusi) che garantiscono un abbattimento del 90%
- 95% delle emissioni di particolato e del 50% di quelle di biossido dazoto.
L'applicazione di questa tecnologia produrrebbe sul parco circolante
di mezzi pubblici e veicoli commerciali vantaggi considerevoli in
tempi relativamente brevi. Ad esempio, nella città di Milano tale
adeguamento potrebbe essere realizzato per quanto riguarda gli
autobus in 12-18 mesi con un investimento di circa 30 milioni di
euro. Per dotare di filtri chiusi la totalità dei veicoli che
circolano a Milano sarebbero necessari 1,5 miliardi di euro per i
veicoli a gasolio non commerciali e circa 800 milioni di euro per i veicoli
commerciali. Se fosse adottata la prima soluzione relativa ai veicoli
non commerciali si otterrebbe un abbattimento del PM10 pari al 7%, mentre retrofittare
i veicoli commerciali porterebbe ad un abbattimento del particolato
pari al 60%.
Lo studio consiglia, dovendo ipotizzare degli interventi
mirati all'abbattimento, di agire prioritariamente su autobus e
veicoli commerciali. Un'altra soluzione interessante, promossa dalla Regione Lombardia è l'incentivo di 3000 euro per abbandonare l'auto privata in favore della mobilità sostenibile .
Per chi volesse leggere il sommario dello
studio, a questo
indirizzo
è possibile, scaricarne il testo in formato pdf.
Prima di chiudere ricordiamo che
recentemente il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato la
Guida
Sul
Risparmio di Carburante e sulle Emissioni di CO2, in cui
trovare oltre ai consigli per una guida maggiormente ecosostenibile
anche l'elenco dei modelli meno inquinanti disponibili in commercio.
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RISORSE:
CREDIT
Si ringrazia l'utente yhancik
di flickr per l'immagine
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