A dieci anni dal varo della legge
Obiettivo che avrebbe dovuto cambiare il volto all'Italia, grazie ad
un piano di infrastrutture strategiche, Legambiente ha fatto un
bilancio di quanto è stato effettivamente fatto.
Da quanto è diventata operativa la
Legge 443/2001,
il numero delle opere strategiche è aumentato
considerevolmente, passando dalle 196 del primo elenco presentato a
348. La stessa via è stata seguita dai costi, cresciuti nello stesso
periodo complessivamente di oltre il 190%, col risultato che oggi con
oltre metà delle opere ancora in fase di studio di fattibilità,
mancano all'appello 262 miliardi di euro per la realizzazione delle
sole infrastrutture di trasporto. Si ricorda in proposito che le
opere trasportistiche, passate dalle 129 del piano iniziale alle 189
attuali, costituivano (e costituiscono) l'ossatura principale della
legge obiettivo, richiedendo anche la fetta maggiore di risorse
(341,7 miliardi di euro, pari al 95% della spesa complessiva). Va
anche detto che la stima economica risulterà, all'atto pratico,
sicuramente sottostimata visto che la maggior parte dei progetti è
ancora in fase di studio.
Sul fronte dei tempi di realizzazione,
nonostante la semplificazione delle procedure, a dieci anni di
distanza solo il 21,1% delle opere del settore dei trasporti è
stato realizzato (pari però all8,6% dei costi complessivi),
mentre l'11,1% è in cantiere o in gara (pari al 9,8% della spesa).
Oltre la metà delle opere (il 50,9%), invece, è ancora in fase si studio,
mentre il rimanente 16,9% ha superato la fase di progettazione
definitiva. L'unico buon risultato raggiunti, rileva Legambiente,
riguarda la velocizzazione della Procedura di Valutazione di Impatto
Ambientale con 76 opere approvate su un totale di 82 quasi a totale
beneficio delle autostrade (97,8% di successi). Successo a metà
però, visto che all'atto pratico la maggior parte delle opere si è
arenata per mancanza di risorse.
Attualmente strade e autostrade
rappresentano il 41,3% delle opere (e il 45,1% delle previsioni
di
spesa), le ferrovie il 14,3% delle opere (e il 33,4%
delle
previsioni di spesa), le infrastrutture urbane il 21,7% delle opere e
il 12,6% delle
previsioni di spesa.
A livello territoriale le
opere localizzate al Nord sono 74 e rappresentano il 48,5% dei costi
totali, al centro sono 54 e rappresentano il 15,4% dei costi,
mentre al Sud sono 60 e rappresentano il 36,1% dei costi totali.
Complessivamente il contributo delle
risorse private rispetto al
programma di opere di trasporto è stato
pari al 34% delle risorse disponibili e all8% dei costi totali.
Il giudizio dell'associazione su questi
dieci anni dal varo della Legge Obiettivo, è piuttosto critico,
soprattutto partendo dal presupposto che il nuovo rigore imposto
dall'Europa sui bilanci pubblici, difficilmente permetterà nel
prossimi anni di recuperare le risorse necessarie per completare le
opere. Anzi secondo Legambiente, nei prossimi dieci anni, non ci
avvicineremo nemmeno ad un terzo dei 262 miliardi necessari. In più
l'associazione si pone dubbi sul fatto che tutte le opere indicate
siano strategiche, visto che non riguardano quasi mai le città,
dove si concentra l80% della domanda di trasporto delle persone.
Parimenti stona il fatto che la maggior
parte delle opere siano localizzate al Nord, quando è proprio il sud
a presentare un ritardo infrastrutturale maggiore.
In proposito il presidente nazionale di
Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, ha sottolineato come esiste il
rischio che l'elenco di opere contenuto nella Legge Obiettivo
piuttosto che :rappresentare la soluzione ai problemi del Paese
possa diventare la ragione della sua crisi
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Inoltre, ha precisato Legambiente, occorre ridurre gli impatti sul territorio per evitare ricorsi e conflitti che non fanno altro che dilatare i tempi e aumentare i costi. Sarebbe utile in proposito, secondo l'associazione, anche la nascita di unAuthority per il settore dei trasporti che guidi e controlli tutto il sistema.
[Via: Legambiente ] |
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