Nei giorni scorsi l'Istat ha presentato un dossier sul consumo di suolo, sottolineando che in Italia questo è pari al 7,3% del territorio contro il 4,3% della media UE. Un dato critico che rischia di aggravarsi nei prossimi anni soprattutto se non viene posto un argine alla cementificazione, specie quando questa viene fatta in maniera spregiudicata e selvaggia, spesso violando anche la legge (leggasi abusivismo edilizio).
Ne sono convinti WWF Italia e FAI che hanno tracciato il quadro del consumo di suolo nel nostro Paese nel dossier “ Terra Rubata – Viaggio nell’Italia che scompare
”. Secondo le due associazioni nei prossimi 20 anni la superficie occupata dalle aree urbane crescerà di circa 600 mila ettari, pari ad un ritmo giornaliero di 75 ettari e raffigurabile come un quadrato di 80 kmq per lato.
I dati derivano da un'indagine condotta su 11 regioni italiani, corrispondenti al 44% del territorio italiano, dal quale è emerso che l'area urbana negli ultimi 50 anni ( 1951-2011) si è moltiplicata di 3,5 volte, aumentando di quasi 600 mila ettari (33 ettari al giorno), pari a 366,65 metri quadri a persona.
Ma se in parte questo sviluppo urbanistico può essere giustificato per alcuni periodi di boom economico, come quelli relativi agli anni '60 e '80, il futuro deve per forza di cose prendere altre strade. Non solo perchè proseguendo su questa strada si andrebbe a distruggere ulteriormente quello che è il patrimonio paesaggistico italiano, ma anche perchè un'ulteriore fase di cementificazione selvaggia non avrebbe alcun senso, se non quello speculativo. Infatti, da qui al 2050 non è previsto alcun aumento della popolazione nel nostro Paese, anzi secondo il rapporto “The world in 2050”, di HSBC, dovrebbe essere addirittura essere leggermente inferiore rispetto a quella attuale.
Tutto il contrario di quello che stiamo facendo, con l'aggravante che nel nostro Paese il consumo di suolo è spesso connesso alla piaga dell'abusivismo edilizio che dal 1948 ad oggi ha “ferito il territorio” con 4,5 milioni di abusi edilizi, 75 mila l'anno e oltre 203 al giorno. Il tutto con la complicità della politica che quando non ha voluto vedere ha fatto di peggio varando 3 condoni edilizi negli ultimi 16 anni, nel 1985 nel 1994 e nel 2003.
Senza dimenticare l'apporto alla trasformazione del territorio apportato dalle attività estrattive che, spiega il rapporto solo nel 2006 hanno escavato 375 milioni di tonnellate di inerti e 320 milioni di tonnellate di argilla, calcare, gessi e pietre ornamentali. Un tema sul quale anche Legambiente si è espressa, sottolineando la necessità di aumentare il riciclo di inerti edili e l'introduzione di un nuovo schema normativo.
Le proposte di FAI e WWF per fermare il consumo di suolo sono molteplici, segnaliamo tra queste l'introduzione di severi limiti all'urbanizzazione nella nuova generazione di piani paesistici e la richiesta di una moratoria delle nuove edificazioni su scala comunale, oltre ad un censimento dell'abusivismo edilizio su scala comunale, quale strumento di partenza per contrastare più efficacemente il fenomeno.
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