Bocciati gli edifici scolastici
italiani, che nel 36% dei casi necessitano di interventi di
manutenzione urgenti. Questa l'ultima fotografia scattata da
Legambiente sull'edilizia scolastica italiana caratterizzata da
edifici spesso non in possesso del certificato di agibilità (solo
sei su 10 lo hanno) e nel 50% dei casi ubicati in aree a rischio
sismico. Che gli edifici scolastici non fossero il massimo dal punto
di vista della salute, lo avevamo già rilevato grazie allo studio
pilota Hese, secondo cui nell'80%
delle scuole si superano i livelli di PM10. Ma in quel caso il
pessimo risultato italiano era quantomeno condiviso con altri Stati
Europei, segno di un problema più generale, mentre questa volta
la bocciatura è specifica e sonora.
L'indagine di Legambiente dal titolo Ecosistema scuola 2011
e giunta all'undicesima edizione, ha preso
in considerazione le scuole per l'infanzia, primarie e secondarie di
primo grado di 93° capoluoghi di provincia, mostrando gravi
inefficienze, dovute anche all'anzianità degli edifici. Nel 65% dei
casi, infatti, le strutture scolastiche sono state costruite prima
del 1974, anno dellentrata in vigore dei provvedimenti per le
costruzioni localizzate in aree sismiche. E i risultati, come si suol
dire in questi casi si vedono. Un edificio su due è situato in
aree a rischio sismico, il 9% è a rischio idrogeologico, l'8% è
addirittura a rischio vulcanico, meno del 50% degli edifici possiede
il certificato di collaudo statico e solo il 10,14% è
costruito secondo criteri antisismici.
Qualche risultato sul fronte della
sicurezza è stato raggiunto visto che in quasi la totalità degli
edifici
vengono fatte le prove di evacuazione e in più del 90%
delle strutture sono presenti porte antipanico. Tuttavia, come
sottolinea Legambiente, si tratta di risultati marginali, se si
considerata che, oltre a quanto già riportato, solo il 35,41% delle
scuole è dotato delle certificazioni di prevenzione incendi e poco
più di una su due ha le scale di sicurezza.
L'indagine metti in luce poi come
nonostante nel Mezzogiorno gli edifici siano sostanzialmente più
giovani, il 52% delle scuole del Sud e il 53% di quelle delle
isole necessitano interventi di manutenzione urgente, a fronte di
una media di circa il 26% degli edifici del Nord e del Centro. Ma tra
Nord e Sud esiste anche una differenza sostanziale per quanto
riguarda l'investimento medio di manutenzione straordinaria che nelle
regioni settentrionali risulta mediamente di 53.473 euro, mentre in
quelle meridionali di 22.482 ( 27.193 euro è il valore del Centro).
Ciò denota,rileva l'associazione, anche un diverso approccio
politico-amministrativo nella gestione complessiva delledilizia
scolastica. Per quanto riguarda la manutenzione ordinaria il gap tra
Nord e Sud è ancora maggiore con una media di investimento pari a
12.003 euro ad edificio contro i 4.902.
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Scarsa l'attenzione delle amministrazioni pubbliche anche per quanto riguarda il rischio ambientale, visto che il 18% dei comuni non esegue il monitoraggio delle strutture in amianto e il 70% non effettua quello relativo al radon. I rischi derivati a vicinanza ad elettrodotti vengono monitorati solo dall11% dei comuni e presenti in una percentuale del 3,4%. Inoltre quasi il 17% degli edifici si trova invece a meno di 5 Km da industrie e il 10,5% a meno di un km da fonti di inquinamento acustico. Il 15% delle strutture scolastiche è poi ubicato in prossimità di antenne per i cellulari mentre il 4% degli edifici si trova vicino a emittenti radio televisive.
Infine il rapporto segnala come in stallo i dati sulla raccolta differenziata che sebbene abbia raggiunto l'80% delle scuole non fa progressi da tempo. Il biologico ha raggiunto invece l87% delle mense, ma solo nell'8,66% dei casi vengono offerti cibi interamente bio, mentre nel resto delle strutture la percentuale dichiarata di prodotti biologici raggiunge il 54%. positivo è invece il trend relativo al risparmio energetico con una crescita negli ultimi quattro anni delle scuole che utilizzano fonti di illuminazione a basso consumo dal 46,5% a più di 63%, mentre quelle che utilizzano energia da fonti rinnovabili hanno superato l8%.
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