Martedi, 12 Novembre 2019

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LEGAMBIENTE:SERVONO 70 ANNI PER LIBERARE L'AQUILA DALLE MACERIE, NECESSARIO UN PIANO DI RICICLO


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Tra 69 anni e L'Aquila e l'Abruzzo saranno finalmente liberi dalle macerie del terremoto di 18 mesi fa. A sostenerlo è Legambiente, nel dossier “Macerie, anno zero”, in cui viene affrontato il tema delle ricostruzioni post terremoto a L'Aquila e negli altri 56 centri urbani colpiti dal sisma. Il documento cerca di mettere a fuco ruoli e responsabilità del mancato sgombero dei detriti e del mancato inizio della fase di ricostruzione, perchè, sostiene Legambiente, il territorio abruzzese è ancora sommerso da macerie, che hanno trasformato i centri storici in depositi di stoccaggio.
Il primo punto debole contestato dall'associazione alla macchina pubblica, riguarda la valutazione delle macerie prodotte dal crollo del 6 aprile e dalle demolizioni controllate degli edifici pericolanti. Secondo alcuni studi le stime dei calcinacci sarebbero maggiori rispetto a quelle riscontrate dalla Regione a luglio 2010, in collaborazione con i Vigili del fuoco e il Cnr. Ma oltre oltre alla discordanza sui numeri, fenomeno piuttosto diffuso nella società italiana, il principale problema riguarda lo stoccaggio dei rifiuti. Fino ad oggi la maggior parte delle macerie sono state portate alla cava ex Teges (a Paganica), che però sta assumendo sempre più il rango di discarica, da sito di stoccaggio temporaneo che ricopriva in origine. Esistono diversi problemi a localizzare nuovi siti idonei, col risultato che tra rimpalli di responsabilità e ritardi si è perso, secondo l'associazione ambientalista parecchio tempo.
Il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, ha dichiarato in proposito che rimuovere le macerie dalle strade e dalle piazze dell’Aquila e di tutti gli altri comuni del cratere è il primo atto concreto di una vera ricostruzione. Un compito arduo se mancano le procedure e non esistono stime certe sulle macerie da rimuovere. L'associazione sottolinea anche l'importanza di provvedere nella fase post terremoto all'avvio di un attività di riciclo dei materiali contenuti nelle macerie, a cominciare dagli inerti che ne sono la parte più consistente. Infatti nonostante la legge 203/2003 preveda che negli appalti pubblici debba essere impiegato il 30% di materiali riciclati (anche nel settore edile), in Abruzzo (e non solo) non vi traccia di alcun riciclo.
Il presidente Legambiente Abruzzo, Angelo Di Matteo, ha sottolineato l'importanza di collocare un impianto, che cominci a lavorare da subito le macerie del terremoto, altrimenti si corre il rischio che non ve ne sia alcuno nemmeno in futuro. Per di Matteo il problema è duplice, da un lato la lentezza nella rimozione delle macerie che impedisce ai cittadini di ricostruire le proprie abitazioni e dall'altro la non applicazione delle normative vigenti che pregiudica la nascita di una nuova filiera imprenditoriale del riciclo.


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Secondo l'Anpar (Associazione nazionale produttori aggregati riciclati), un impianto di taglia medio grande potrebbe trattare fino a 250mila tonnellate inerti all’anno. Se si riuscisse ad installare una decina di impianti nel territorio aquilano potrebbero essere lavorate in due anni tutti gli inerti derivanti dalla macerie del terremoto, producendo oltre 4 milioni di tonnellate di aggregato riciclato. Impianti come questi permetterebbero di dare un forte impulso a un'imprenditoria tecnologicamente avanzata e innovativa e, oltre a ridurre la necessità di discariche, renderebbero allo stesso tempo disponibile materiale riciclato di qualità per gli interventi di ricostruzione.
Senza dimenticare poi che un'attività di questo tipo eviterebbe il ricorso massiccio a nuove estrazioni di materiale vergine in una regione dove l’attività estrattiva è tra le più alte d’Italia, ma i cui non esiste un Piano cave che la regolamenti.

 

LE PROPOSTE DI LEGAMBIENTE
Nel documento Legambiente, oltre ad assicurare un contributo alla causa, tramite l'impegno dei propri volontari che dal l 6 aprile 2008 (giorno del sisma) continua ancora oggi, ha anche avanzato 7 proposte finalizzate alla rimozione immediate delle macerie. Le proposte per l'associazione garantirebbero a L’Aquila e ai 56 comuni del cratere di uscire dalla paralisi e avviare finalmente la ricostruzione:

  • Stabilire numeri certi sul quantitativo di macerie da rimuovere da L’Aquila e dai comuni del cratere.
  • Stanziare le risorse necessarie per la rimozione delle macerie, prevedendo adeguati finanziamenti e procedure rapide di trasferimento ai Comuni.
  • Definire per i Comuni del cratere procedure certe, attuabili e verificabili, per l’attività di rimozione delle macerie e l’avvio agli impianti di stoccaggio e trattamento.
  • Identificare e allestire i centri di stoccaggio temporaneo.
  • Garantire la presenza di impianti di selezione e trattamento degli inerti nei siti di stoccaggio temporaneo.
  • Dare piena e immediata attuazione nella Regione Abruzzo alla legge 203/03 che prevede l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di prevedere negli appalti almeno il 30% di materiale edile da riciclo.
  • Dotare la Regione di uno strumento di pianificazione sulle attività estrattive (Piano Cave) in modo da contenere la proliferazione di nuove cave.

Il dossier “Macerie, Anno Zero” è disponibile per il download a questo indirizzo

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Si ringrazia l'utente wolfangowolfango di flickr per l'immagine



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