Nonostante la flessione dei consumi di energia (-2,1%) e il rafforzamento del cambio euro/dollaro (5,2%), la fattura energetica italiana è cresciuta in modo sensibile negli scorsi 12 mesi. Infatti la spesa nazionale per l'approvvigionamento di energia dall'estero, ovvero il saldo tra importazioni ed esportazioni è salita del 18,4% passando dai 52,956 miliardi di euro del 2010 ai 62,726 miliardi del 2011. L'aumento di circa 9,8 miliardi di euro è stato rilevato dall'Unione Petrolifera nella sua relazione annuale
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La fattura petrolifera è quella che ha risentito maggiormente della crescita delle quotazioni (+22,2%), passando da 28,432 miliardi di euro a 34,742 miliardi. Segue la spesa netta per l'approvvigionamento del gas (+10,9%), passata da 18,998 miliardi a 21,075 miliardi.
In rapporto al Pil, il peso della fattura energetica è salito dal 3,7% del 2010 al 4,4% dello scorso anno, contro una media del 5,3% nel periodo 1980-85 e del 2,2% tra il 2000 e il 2004.
Il petrolio continua a rappresentare il maggior onere sulla fattura energetica, rappresentando il 55% dell'esborso complessivo. Il peso sul Pil della fattura petrolifera è arrivato a rappresentare il 2,4% del Pil, contro una media dell'1,5% del decennio 1999-2009. Il livello percentuale è comunque inferiore al periodo 1980-1983, quando il peso sul Pil aveva raggiunto il 4,6%.
Il motivo di questo aumento della fattura petrolifera va ricercato nel costo del greggio.
Per quanto riguarda le previsioni per l'anno in corso, Pasquale De Vita, presidente dell'Unione Petrolifera ha sottolineato che la fattura energetica è destinata di nuovo a crescere, arrivando a toccare i 66,5 miliardi di euro. Nonostante il calo dei consumi, la fattura petrolifera dovrebbe aumentare quest'anno di circa 2 miliardi di euro.
Rimaniamo, insomma pesantemente condizionati dalla dipendenza petrolifera, specie nel settore dei trasporti dove l'UP sostiene l'inesistenza a breve di alternative altrettanto economiche ed efficienti. L'auto elettrica, insomma non sembra una soluzione concreta, tanto che nel 2035, secondo le stime dell'Unione Petrolifera, il petrolio soddisferà il 90% della domanda di mobilità dei veicoli attesi per quella data (nel mondo). La domanda e la produzione di petrolio cresceranno nei prossimi decenni a causa dell'elevato tasso di motorizzazione dei Paesi emergenti, specie di quelli orientali. Si stima in proposito che nel 2020 le vendite nei mercati non Ocse supereranno quelle dei mercati Ocse.
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