Nei giorni scorsi abbiamo visto come i
vantaggi per i consumatori in termini di risparmi, connessi alla
liberalizzazione
dei mercati dell'energia elettrica e del gas, siano rimasti
piuttosto contenuti e ciò rappresenta uno dei motivi dello scarso
interesse degli utenti verso le offerte commerciali presenti sul
mercato. Una seconda motivazione di carattere
più generale riguarda il fatto che, anche scegliendo la tariffa più
adatta, in Italia si continuano a pagare bollette più salate che nel resto dell'Unione Europea É questo il dato che emerge dalla Relazione annuale sullo stato dei
servizi e sull'attività svolta dell'Autorità per l'Energia
elettrica ed il Gas, presentata al Parlamento dal neo presidente
Guido Bortoni.
Sul fronte delle tariffe, per quanto
riguarda l'energia elettrica, però, non tutte le famiglie pagano
prezzi più alti rispetto alla media dell'Unione Europea. Infatti,
recita la relazione, sei famiglie su dieci con consumi di energia
bassi, inferiori 2.500 kWh/anno, pagano l'energia elettrica un
prezzo inferiore della media del 12% al lordo delle imposte. Le
rimanenti quattro, quelle con consumi inferiori ai mille kWh/anno,
pagano un prezzo superiore alla media del 4% al lordo delle imposte,
e dell'8% al netto.
Per consumi superiori, invece le famiglie
italiane pagano un prezzo superiore del 12,3% al lordo delle imposte
e del 9% al netto, rispetto alla media europea. Più si sale con i
consumi annui, più il divario con la media europea si amplia,
arrivando al +73% al lordo e 84% al netto, per consumi superiori ai
15 mila kWh/anno. In generale, però, rileva la
relazione, il divario rispetto al passato si sta attenuando,
complice anche il fatto che nell'ultimo anno in Italia si è
registrata una diminuzione dei prezzi dell'energia elettrica per usi
domestici in Italia del 4%, contro un incremento medio per i prezzi
europei che di circa il 5%.
Sorte peggiore tocca alle imprese
italiane, che pagano tariffe per l'energia elettrica superiori alla
media europea, per tutte le classi di consumo. Con riferimento alla
classe di consumo 500-2.000
MWh/anno, cioè una delle più
rappresentative per il mercato italiano, i prezzi medi italiani
risultano superiori del 26% al lordo
delle imposte e del 18% al
netto, a quelli medi europei. In questo caso, però, il gap con
l'Europa tende a rimanere tale rispetto all'anno precedente, visto che il prezzo medio lordo per la classe di
consumo 500-2.000 MWh/anno ha subito una variazione percentuale
positiva dell'1,4%, in linea con la media europea.
Per quanto riguarda il Gas, nel 2010
il prezzo italiano al netto delle imposte, pagato dai consumatori
domestici, è stato in linea con la media europea per tutte le classi
di consumo, con scostamenti positivi o negativi nell'ordine del 5%.
Al lordo delle imposte invece il prezzo del gas per le famiglie è
stato superiore rispetto alla media europea per tutte le classi di
consumo, con scostamenti positivi crescenti.
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Per le industrie italiane, i prezzi lordi pagati per l'utilizzo del gas si sono collocati su livelli superiori alla media europea di circa il 5% per la classe di consumo più bassa (fino a 26 k(m3)/anno) e su livelli inferiori per le classe di consumo più elevate. Rispetto all'anno precedente, fa sapere l'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas, i prezzi finali al netto delle imposte per la classe di consumo 2,63-26,27 M(m3 )/anno sono diminuiti per le imprese di circa il 10%, rispetto a una riduzione media dell'Unione Europea di circa il 4%.
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