Venerdi, 13 Dicembre 2019

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RELAZIONE ANNUALE AUTORITÀ PER L'ENERGIA: NECESSARIA PIÙ CONCORRENZA NEL MERCATO DEL GAS


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Relazione Annuale Autorità per l'Energia: Necessaria più Concorrenza nel Mercato del Gas | Liberalizzazioni | Eni | Rinnovabili |

Si è tenuta ieri a Roma la relazione annuale del presidente dell'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas, Alessandro Ortis, che, nel suo discorso in parlamento, ha analizzato il bilancio del suo mandato (che scadrà a dicembre) e lo stato delle liberalizzazioni di Energia e Gas.
Nell'analizzare lo stato dei mercati Il presidente Ortis ha definito come affermata, anche se non del tutto compiuta la liberalizzazione del settore elettrico, mentre: “è ancora tutta da compiere quella per il settore del gas”. Del Resto sono gli stessi numeri ad affermare questa asimmetria nei due settori. Nel settore elettrico, infatti, in tre anni i clienti domestici passati al mercato libero sono circa 3,2 milioni, pari all'11% del totale, mentre le imprese sono 2,6 milioni, ben il 34% del totale. Nel settore del gas, invece, nonostante siano passati sette anni dall'apertura al mercato libero, i clienti che vi sono passati sono pari al 7% del totale (domestici + imprese).


Il MERCATO DEL GAS
La mancata liberalizzazione del mercato del Gas ha ripercussioni anche sui prezzi al dettaglio che in Italia sono più alti del 10% rispetto agli altri mercati europei ( 3-4 centesimi in più a metro cubo). Il presidente dell'Authority associa questa situazione alla scarsa concorrenzialità del mercato nazionale, con un operatore dominante (ENI) in tutte le fasi della filiera. Troppo forte il peso di Eni che detiene il 92% della capacità infrastrutturale per le importazioni e che con le vendite oltre frontiera destinate all'Italia, si attesta ancora sul 65% delle emissioni. Negli ultimi anni la disponibilità di nuova capacità per importazione e diversificazione è rappresentata solamente dal nuovo rigassificatore di Rovigo e dai potenziamenti di gasdotti esistenti, imposti da autorità nazionali ed europee. Tutto ciò nonostante in base alle norme antitrust Eni sarebbe dovuta scendere al 50% a fine 2010, un obiettivo che vista la situazione, sembra irraggiungibile in questi pochi mesi che mancano alla fine dell'anno.
Per questa ragione il Presidente Ortis ha sollecitato interventi di breve periodo affiancati da drastiche riforme del settore. Una di queste riguarda il passaggio del controllo di Snam da Eni a Cassa Depositi e Prestiti, che apporterebbe sicuri benefici al mercato, ai consumatori e allo stesso sviluppo di Snam che potrebbe proiettare anche oltre i confini nazionali. Ricordiamo che una proposta simile (separazione dell'operatore della rete di trasporto del gas dall'operatore dominante ) era giunta qualche tempo fa anche dal Partito Democaratico, a commento della relazione annuale dell'Antitrust. Una seconda proposta riguarda l'ottimizzazione della borsa del gas, che deve scontare anch'essa il peso di Eni e la ridotta disponibilità di operatori diversi Necessario è per Ortis introdurre correttivi di breve periodo come le vendite obbligatorie da parte di Eni ai concorrenti ( gas realease) con caratteristiche di quantità e durata, però ben superiori rispetto a quelle scelte nel 2009



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IL MERCATO DELL'ENERGIA ELETTRICA
Come abbiamo anticipato la liberalizzazione del mercato dell'energia elettrica ha portato benefici al settore come dimostra l'andamento dei prezzi elettrici in Italia. I prezzi all'ingrosso dell'energia elettrica risultano ancora più alti rispetto a quelli di importanti Paesi Europei, come ad esempio la Francia, dove il prezzo è più basso di 16-18 euro/MWh rispetto a noi, anche se tale differenza si riduce a 12-14 euro/MWh" escludendo "l'onere certificati verdi”. Questo differenziale sarebbe molto più prossimo allo zero se i prezzi del gas fossero anch'essi frutto di un mercato competitivo. Come abbiamo visto, infatti, il gas naturale contribuisce al soddisfacimento del 35,5% della domanda energetica del Paese. Se il prezzo del gas fosse inferiore del 30%, più o meno pari a quello del gas americano, il prezzo italiano dell'energia elettrica all'ingrosso sarebbe allineato a quello francese.


LO STRANO CASO DEI CERTIFICATI VERDI E DEL SOSTEGNO ALLE ENERGIE RINNOVABILI
Abbiamo visto nei giorni scorsi come un emendamento alla manovra economica abbia modificato l'art 45 che aboliva l'obbligo di ritiro dell'eccesso dei certificati verdi. Questo meccanismo è stato affrontato, in uno dei passaggi della relazione, dal presidente Ortis. Il presidente dell'Autorità per l'Energia fa sapere che il sistema di sostegno alla produzione di energia da rinnovabili non è economico, in quanto nel 2010 il costo delle incentivazioni per le rinnovabili (esclusi cip 6) supererà i 3 miliardi di euro. Una cifra che è pari al 10% del costo annuale del sistema elettrico nel suo complesso. Secondo Ortis l'incentivo medio risulta pari al doppio del valore dell'energia prodotta col risultato che il consumatore paga l'energia incentivata 3 volte quella convenzionale. Per l'Authority è necessaria una revisione della durata e del livello delle incentivazioni, con particolare attenzione al solare fotovoltaico; una correzione dei malfunzionamenti del mercato dei certificati verdi. Senza interventi,prosegue Ortis, c'è il forte rischio di un aumento delle bollette fino a oltre il 20%, da qui al 2020.
Quello che forse sottovaluta Ortis nella sua analisi è che una forte incentivazione alle rinnovabili è il risultato di anni di politiche incentrate sulle fonti tradizionali, in barba alle normative e ai problemi (e costi) connessi all'aumento delle emissioni. Già ora , il piano di azione nazionale prevede di raggiungere gli obiettivi europei anche importando energia pulita dall'estero che non solo è una follia, ma rappresenta anche un costo che verrà sostenuto dai consumatori. Infine un taglio ulteriore degli incentivi, (già ora il conto energia terza versione prevede dal 2011 tagli del 20%), metterebbe in crisi un settore dalle grandi opportunità (anche lavorative), l'unico che ha dimostrato di crescere negli anni della crisi (indubbiamente anche grazie ai forti incentivi). L'idea di spostare il peso delle rinnovabili sulla fiscalità generale è valida sulla carta, ma in una congiuntura economica come quella attuale con risorse scarse, potrebbe rivelarsi come un gioco delle tre carte dove alla fin fine sono comunque i consumatori ad uscire perdenti.

  [Via: Autorità per l'Energia e il GasAutorità per l'Energia e il Gas ]


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