Nei giorni scorsi abbiamo visto nel
volume
del Gse Leolico. Rapporto statistico 2009, il buono
stato di salute dell'energia eolica in Italia, con una crescita del
35% dell'energia prodotta nell'ultimo anno. Buone appaiono anche le
prospettive per il futuro di questa fonte rinnovabile, quantomeno
secondo i dati riportati nel congresso Eolica Expo
Mediterranean, la più importante fiera italiana del settore,
tenutasi nell'ambito della fiera ZeroEmission Rome.
Sul fronte lavorativo il segretario
generale dellAnev (associazione nazionale dellenergia del
vento), Simone Togni, ha sottolineato che nel 2020 il totale degli
impiegati nel settore, secondo alcune stime potrebbe raggiungere le
67mila nuove unità. Attualmente l'eolico in Italia da lavoro a
25mila persone, di cui 9mila direttamente impiegate nella produzione
e 16mila nell'indotto.
Il vice presidente dell'Anev, Rainer
Karan, ha, poi sottolineato come per ogni MW installato si creino più
posti di lavoro nell'eolico, rispetto all'energia prodotta con il
nucleare o il carbone. Dati confermati anche dal presidente di Ises
Italia (International Solar Energy Society), Giovanni Battista
Zorzoli, secondo cui nel 2009, nel mondo, il numero di occupati
diretti nel settore eolico ha per la prima volta superato il numero
totale dei lavoratori impiegati nelle miniere di carbone.
In più
i nuovi posti di lavoro connessi al settore dell'eolico (e delle
rinnovabili ) hanno il pregio di non dover avere legami con le grandi
città o con il tessuto industriale, ma possono nascere anche in
zone di provincia o non molto sviluppate economicamente come ad
esempio il Mezzogiorno, che, come ha ricordato anche il rapporto
Svimez, rappresenta una zona ideale per investire nelle rinnovabili.
Un settore, quello dell'eolico, florido
che, nonostante le difficoltà normative, soprattutto a livello
regionale e burocratiche, continua a crescere e nel 2010 aggiungerà
poco meno di mille MW ai 5 mila già installati, in linea con il
trend di crescita degli ultimi anni. Un trend che segue le linee
definite nel Piano
di Azione Nazionale per lo sviluppo delle rinnovabili, che, come
abbiamo visto, appare sottostimato rispetto alle potenzialità del
settore. Secondo il Piano il nostro Paese dovrebbe passare dal 2005
al 2020 ad una quota del 74% di energia prodotta da fonti non
rinnovabili, rispetto all'84% attuale. In questa fase l'eolico
passerà dall'attuale 1% sul mix energetico al 5% del 2020. Una
crescita notevole, ma come sottolineato da Jacopo Moccia dellEwea,
inferiore rispetto a quanto progettano di fare altri Paesi europei
come la Spagna, la Francia, la Grecia o il Portogallo.
Per uno sviluppo migliore dell'eolico,
andrebbero oltre che superati i limiti normativi anche risolvere i
problemi tecnici legati agli allacciamenti e agli iter autorizzativi,
che, come sottolinea Togni, lEuropa fissa in un massimo di 180
giorni, ma che in Italia durano invece fino a 4 anni.
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[Via: Zeroemission.tv ] |
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RISORSE:
CREDIT
Si ringrazia l'utente Johnny
Jupiter Photo
di flickr per l'immagine
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