Il 2010 è stato un anno nero per
l'eolico con un crollo di circa un quarto delle istallazioni, un dato
molto negativo che suono come un vero e proprio campanello
d'allarme. A riportare la notizia è l'Anev, (Associazione Nazionale
Energia del Vento) che sottolinea come lo scorso anno sia stato il
primo anno in cui si sono registrate recessioni per l'eolico
italiano. Anche il 2009, infatti, momento peggiore della crisi
economica, aveva visto l'eolico italiano compiere grandi risultati,
con una crescita
dell'energia prodotta, certificata dal Gse nel rapporto statistico
dedicato, del 35% sul dato 2008.
Nello specifico nel 2010 sono stati
installati 948 MW con una corrispondente riduzione del 25% della
potenza annua rispetto agli anni passati. Questo dato, rileva,
l'Anev, riflette il diffuso malessere degli operatori e mette a serio
rischio il raggiungimento degli obiettivi comunitari al 2020, con
conseguenti ricadute sull'occupazione. Uno studio congiunto ANEV-UIL,
aveva ipotizzato, infatti, che proprio al 2020 il settore dell'eolico
italiano avrebbe potuto raggiungere
le 67mila nuove unità, visto anche il fatto che per ogni MW
installato, l'eolico garantisce (secondo l'indagine) più posti di lavoro, rispetto
all'equivalente prodotto con il nucleare o il carbone.
La motivazione
del tracollo del 2010 va ricercata secondo l'Anev, principalmente
nel crollo dei certificati verdi che nello scorso anno, il cui valore
è sceso sotto il livello minimo necessario a consentire gli
investimenti. La diminuzione del 40% del valore dei Certificati ha,
infatti, generato sfiducia e apprensione negli investitori che si
sono visti modificare un sistema incentivante funzionale, perdendo
così il punto di riferimento fondamentale per poter pianificare il
ritorno degli investimenti. Una riduzione di questo tipo, infatti,
rende gli impianti non finanziabili perchè il valore di
remunerazione degli incentivi che si è raggiunto non è sufficiente
a ripagare gli investimenti.
Sul raggiungimento degli obiettivi
comunitari l'associazione sottolinea come la potenza cumulativa
raggiunta al 31 dicembre 2010 (5797 MW) potrebbe ancora consentire
di raggiungere gli obiettivi comunitari, ma solo mediante un
tempestivo adeguamento della normativa.
COLLEGAMENTI SPONSORIZZATI
In concreto l'Anev chiede al governo di intervenire tempestivamente con la modifica e l'emanazione del D. Lgs di recepimento della Direttiva Comunitaria 2009/28. Le recenti modifiche dei provvedimenti autorizzativi che garantiscono la trasparenza del percorso amministrativo, il Protocollo di legalità sottoscritto dall'ANEV, il Piano di Azione Nazionale e le Linee Guida hanno contribuito a creare un quadro normativo certo in cui gli investitori possono operare, ma occorre continuare in questa direzione visto che l'eolico può essere una risorsa anche per la ripresa industriale. È importante sottolineiamo noi, anche che vengano evitate misure come lobbligo di riacquisto dei Certificati Verdi da parte del Gestore Servizi Energetici, previsto dall'art 45 della manovra economica e poi corretto in una riduzione complessiva della spesa per il riacquisto del 30%.
[Via: Anev ] |
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