Si parla spesso di emergenza rifiuti sulla Terra ma in molti ignorano che il problema abbia in realtà dimensioni spaziali, in particolare in prossimità dell’atmosfera terrestre.
Sulla nostra testa, infatti, orbitano cumuli di rifiuti ad alta tecnologia che non vengono smaltiti nella maniera opportuna. Vi siete mai chiesti che fine fanno le sonde che falliscono nelle loro missioni saziali? Se fino ad oggi non vi eravate posti il problema, probabilmente il recente caso della sonda russa Phobos-Grunt vi ha acceso questa lampadina. Ecco le risposte che cercate.
IL CASO DELLA SONDA PHOBOS-GRUNT
Di recente ha fatto discutere il caso della sonda russa Phobos-Grunt, lanciata l’8 novembre 2011 e indirizzata secondo i piani verso una delle due lune di Marte. A seguito di alcuni problemi di comunicazione la missione è fallita.
Poiché non è più possibile lasciare rottami tecnologici in orbita, alla sonda è stata imposta una traiettoria di rientro. secondo le previsioni, per via dell’attrazione della Terra, era destinata a cadere al largo dell'Oceano Atlantico del Sud. I primi frammenti della sonda sono invece precipitati nel Pacifico, a 1.250 chilometri a ovest dell'isola Wellington, in Cile.
Nel frattempo si è aperta la questione Russia-Stati Uniti: tra le cause del malfunzionamento dei dispositivi elettronici di bordo della sonda, pare possa esserci anche l’interferenza di un radar americano collocato sulle isole Marshall. E mentre la Russia fa il conto dei danni economici e i due grandi colossi discutono sulle responsabilità, a pagarne le spese sono i cittadini. Il rischio maggiore, ovvero quello che, in seguito all’attrito esercitato dall’aria, il materiale incendiabile in essa contenuto (14,6 tonnellate stimate tra strumenti e carburante radioattivo), esplodesse, è stato fortunatamente scongiurato.
Va detto peraltro che una fonte del settore spaziale, seguendo calcoli balistici, ha messo in dubbio la credibilità della versione ufficiale, sostenendo che i frammenti della sonda siano in realtà caduti sulla terraferma, e nello specifico in Brasile. Una versione da dimostrare che cambierebbe la stima dei danni.
Purtroppo, sebbene abbia fatto particolare clamore, non si tratta di un caso isolato. Negli ultimi anni sono state numerose le missioni fallite, vuoi per errore umano vuoi per intoppi tecnici. La Mars Observer della NASA nell’agosto del 1993 ha perso i contatti con il centro di comando poco prima di entrare nell’orbita di Marte; il rover europeo Beagle 2, lanciato dalla sonda Mars Express, ha fatto perdere le sue tracce e dopo sette anni ancora non si sa nulla ancora del suo destino, verosimilmente si è infranto su Marte o orbita nello spazio, sulle nostre teste.
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CREDIT
NASA's Marshall Space Flight Center
by flickr
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