Venerdi, 22 Giugno 2018

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Traffico Illegale di Rifiuti: un Settore da 43 Miliardi di Fatturato in 10 Anni


rifiuti illegali, mafie, Legambiente

É un'Italia di veleni quella che descrive il rapporto “ Rifiuti SpaRifiuti Spa” di Legambiente, in cui si ricostruiscono dieci anni di inchieste sul traffico illegale di rifiuti. Già perchè sono passati esattamente 10 anni dalla prima ordinanza di custodia cautelare emessa per traffico illegale di rifiuti nel nostro Paese. Da allora le inchieste sviluppate grazie al reato di “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti” ('art. 260 del Dlgs 152/2006) sono state 191 ed hanno portato la custodia cautelare di 1.199 persone e alla denuncia di altre 3.348. Un fenomeno sul quale hanno indagato 85 Procure della Repubblica che ha interessato 19 regioni italiane e ben 22 Paesi esteri coinvolti, a vario titolo nel traffico illegale di rifiuti. Un sistema organizzato che poggia la sua base su imprese (666 sono state coinvolte nelle indagini), le cui fila sono spesso tirate dalle organizzazioni criminali.

Secondo quanto riporta Legambiente il volume d'affari stimato da questo traffico di rifiuti illegali è stato di 43 miliardi di euro negli ultimi dieci anni, con 3,3 miliardi riferibili solo al 2010, anno in cui sono state sequestrate oltre 2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi gestiti illegalmente.
Il dato positivo che emerge dal rapporto è che la reazione del nostro Paese sia dal punto di vista normativo che da quello operativo, al traffico illegale di rifiuti è stata buona, anzi secondo Legambiente “ha rappresentato una punta avanzata in Europa e a livello internazionale”.
Dall'altra parte, purtroppo, il fenomeno oltre ad essere serio e ampiamente diffuso territorialmente lungo lo stivale, si sta evolvendo con strutture criminali più complesse ed organizzate con nuovi sistemi per sfuggire all'occhio della Legge.

Le regioni del Sud, dove il controllo delle Mafie sul territorio è più capillare, sono quelle più interessate dal fenomeno, che tuttavia, come abbiamo detto riguarda tutto lo stivale, anche perchè il livello di penetrazione delle organizzazioni criminali è sempre più diffuso. Rispetto al passato le rotte non seguono più la direttrice classica Nord-Sud, ma risultano più circolari e coinvolgono tutte le regioni (con l'esclusione della Valle d'Aosta) e sempre più spesso varcando i confini nazionali.
La prova di ciò è nelle Procure coinvolte nel traffico illegale di rifiuti, infatti su 85 Procure coinvolte, 29 sono del Nord, 26 del Centro e 30 del Sud.
Un fenomeno così complesso ha bisogno oltre che di strumenti repressivi anche di un rafforzamento dei controlli preventivi e l'intervento delle forze economiche, delle rappresentanze sindacali, della politica, ad ogni grado e livello, fino alle associazioni e ai cittadini.


LE PROPOSTE DI LEGAMBIENTE
Per rendere più efficace l'attività di indagine e di contrasto Legambiente ha avanzato cinque proposte specifiche:

  1. Rafforzare da un lato e semplificare dall’altro il quadro sanzionatorio in materia di tutela penale dell’ambiente attualmente in vigore: un risultato possibile attraverso l’introduzione nel Codice penale di specifici delitti (dall’inquinamento al disastro ambientale).
  2. Rendere pienamente operativa la nuova classificazione del delitto di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti, prevedendo, come per tutti gli altri delitti di competenza delle Procure distrettuali antimafia, l’utilizzo di intercettazioni telefoniche e ambientali in presenza di “sufficienti indizi di reato”, e non di “gravi” com’è attualmente, e prolungando fino a un anno i termini per le indagini preliminari.
  3. Prevedere una serie di modifiche normative finalizzate a rendere più efficaci, anche dal punto di vista della sostenibilità economica, le procedure di sequestro di rifiuti.
  4. Sollecitare l’estensione del delitto di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti (art. 260 Dlgs 152/2006) in tutti i Paesi dell’Unione europea.
  5. Inserire stabilmente e rafforzare il contrasto dei traffici illegali di rifiuti nelle attività di organismi investigativi e di controllo europei e internazionali.
 
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