Buona parte della popolazione sta scivolando piano piano in una condizione di povertà. E’ questo che emerge dai dati raccolti da Giovanni Vecchi, professore di economia all’Università di Tor Vergata, nel suo nuovo volume “In ricchezza e in povertà
”.
I numeri sono sconcertanti: 20 milioni di italiani galleggerebbero in una situazione da povertà latente: non sono ancora ufficialmente poveri, ma lo sono potenzialmente. In quest’ottica la crisi economica c’entra ma non è l’unico fattore influente.
Giovanni Vecchi per analizzare il presente ha indagato la storia d’Italia dal punto di vista dei redditi e ha scoperto che i primi veri problemi sono sorti più di venti anni fa. Gli eventi degli ultimi anni, dunque, non hanno fatto altro che esacerbare una tendenza negativa già preesistente. Dall’Unità d’Italia fino ad oggi, infatti, il reddito medio delle famiglie è aumentato di tredici volte.
Un dato più che rispettabile, visto che è lo stesso degli Stati Uniti ma superiore a quello di Francia e Germania (che sono cresciute in media di 12 e 11 volte). C’è da dire, però, che il Bel Paese, al momento della sua unificazione, versava in una situazione economica davvero disastrosa. il 44% della popolazione, infatti, non disponeva di un reddito sufficiente per le necessità quotidiane.
Le notizie positive, tutto sommato, finiscono qui. Da sempre, la crescita è stata eterogenea nel territorio italiano, anche se fino agli ultimi anni Ottanta la forbice tra ricchi e poveri è andata diminuendo.
La conseguenza di queste due tendenze è lo smottamento della parte più debole del ceto medio verso il ‘ceto povero’. Secondo quanto dice Giovanni Vecchi sarebbero coinvolti in questo processo circa 20 milioni di italiani, il 35-40% del totale.
Il professore nel suo libro ha anche illustrato alcune delle ricette utili a invertire questo triste processo. I punti da cui ripartire ci sono tutti. Tra questi spicca l’istruzione: “Solo se si scriverà a chiare lettere sulle nostre scuole e sulle nostre università che un capitale umano non adeguatamente e opportunamente istruito è un capitale umano quasi inservibile” il Paese potrà tornare a crescere. L’obiettivo da raggiungere è quello di “garantire ai figli il livello di benessere conosciuto dai padri”. Condizione necessaria è invece “spezzare alcune delle continuità che hanno segnato questi ultimi centocinquanta anni di storia italiana”.
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