L'Italia uscirà dalla crisi entro i prossimi tre anni, ma in condizioni peggiori di prima e il primo segnale di ripresa sarà la diminuzione della disoccupazione. Sono questi alcuni degli elementi emersi dal sondaggio “Come e quando usciremo dalla crisi economica?” realizzato da Ipr Marketing per le Acli. L'indagine racconta di un presente, in cui la crisi è tutt'altro che superata, e dove i cittadini risultano ancora in grave difficoltà. Sei italiani su dieci dichiarano che 100 euro di spese impreviste peserebbero molto o abbastanza sul bilancio mensile delle famiglie. Il problema è più sentito dai cittadini del Sud (70,9%), dalle donne (68,7%) e dagli under 35 (62,7%), tutte categorie di italiani che sono maggiormente sotto pressione dal punto di vista lavorativo.
Quasi la metà del campione (il 47,5%) ha poi segnalato di aver iniziato a percepire concretamente la crisi tra il 2010 e il 2011, nonostante il 2009 sia stato quello più critico sul fronte della produzione.
C'è poi un 14,8% di cittadini già in sofferenza prima del 2008 e ai quali la crisi ha peggiorato ancor di più la situazione. Per molti la crisi è occasione di cambiamento, ma non per la maggioranza degli italiani (il 72,4%) che non riesce a leggere in questo periodo un'occasione di progresso o solo di cambiamento.
Preoccupazione (27,45%), insicurezza (17,3%) e pessimismo (12,4%) sono i tre sentimenti dominanti quando si pensa al futuro, mentre la ricetta per uscire dalla crisi passa da un lato per una maggiore equità (24,9%) e moralità generale (22,8%) e dall'altro per la competenza delle classi dirigenti (18,5%) e per l'innovazione (12,7%).
La persona che ci toglierà dalla crisi , per 3 italiani su 4, dovrà occuparsi prima di tutto delle famiglie e poi dei conti dello Stato e tenere conto delle indicazioni delle istituzioni internazionali. Anche se su questo punto va detto che non c'è uniformità di pensiero nelle istituzioni, infatti l'UE punta molto sul rigore dei conti (condizionata dalla Germania), mentre abbiamo visto come secondo l'Istituto Internazionale del lavoro l'austerità sia nemica del lavoro e crei precarietà.
La strada per cambiare il paese è per poco più della metà del campione (50,9%) quella delle riforme, con interventi graduali e condivisi (35,7%), ma anche impopolari (14,6%). va detto che quasi un terzo del campione ritiene che l'unico mezzo per trasformare l'Italia sia la rivoluzione.
Tra i segnali che gli italiani si aspettano come indicatore che il Paese è uscito dalla crisi c'è in testa la ripresa del lavoro con l'aumento dell'occupazione (26,3%) e conseguente recupero sul fronte dei consumi (19,8%). Infine per quanto riguarda i tempi, la maggioranza del campione (51,3%) intravede la fine del tunnel entro i prossimi 3 anni. Ma la crisi non sarà indolore infatti 4 italiani su dieci pensano che il nostro Paese ne uscirà in condizioni peggiori di prima.
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