Un sondaggio nuovo di zecca ha rilevato le percezione della gente comune sulla situazione economia del 2012. Il quadro che ne esce fuori è negativo, a tinte fosche. Insomma, a quattro anni dallo scoppio della crisi, il pessimismo dilaga. Il sondaggio è stato realizzato Win-Gallup International in collaborazione, per quanto riguardo l’Italia, della Doxa.
E’ stata intervistata gente proveniente da ogni paese, Asia ed Africa compresi.
A livello mondiale, si dichiara ottimista – ossia confida che il 2012 sarà più prospero rispetto al 2011 – solo il 30% degli intervistati. Il 34% si dichiara invece pessimista, prospettando un anno più duro rispetto al precedente.
La situazione rimarrà invece invariata per il 27%. L’8%, infine, non si è esprime. Le opinioni degli occidentali riguardo la situazione economica del 2012, prese paese per paese, non sono omogenee. Alcune popolazioni sono pessimiste, altre meno. I più pessimisti in assoluto sono gli europei, seguiti a breve distanza dai nordamericani. Non è un caso: Stati Uniti ed Europa sono le zone in cui la crisi stenta a cessare e, anzi, minaccia un inasprimento (in particolare l’Ue deve vedersela con la crisi del debito sovrano).
Tra gli ottimisti - e non potevano esserci dubbi su questo – i paesi in via di sviluppo o, ancora di più, le economie emergenti. In particolare: Azerbaijan, Turchia, Pakistan, Nigeria, Camerun. Tra gli europei, rimangono ottimisti l’Islanda (che si è svincolata di recente dal sistema finanziario globale grazie a una piccola grande rivoluzione), Romania e Macedonia.
E in Italia? Vige il pessimismo o l’ottimismo? Purtroppo, aleggia molto pessimismo. Si dichiara pessimista sul futuro immediato il 34% degli intervistati del Bel Paese, contro il 4% di quelli che si dichiarano ottimisti. Tuttavia, c’è un dato che (per l’appunto) fa ben sperare: nel 2010 gli italiani che pensavano in negativo superavano quelli che pensavano in positivo era ‘solo’ del 30%, 5 in meno di adesso. L’indice che calcola questa differenza si chiama Net Hope.
Il Net Hope riferito ai giovani è omogeneo in tutto il mondo. Quasi dappertutto, per la fascia 18-30 anni, si attesta a un ‘quasi’ confortante +9% (sono più gli ottimisti dunque).
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