Sensibilizzare i cittadini sull’importanza della politica sociale è da sempre una priorità. Oggi, almeno teoricamente, essere disabile non dovrebbe più significare vivere ai margini e subire discriminazioni. Ma quella che emerge dal Rapporto nazionale sulla disabilità è un’Italia ancora piena di contraddizioni.
Pensiamo ad esempio alla scuola: gli studenti disabili sono circa 139 mila ( a fronte di soli 63 mila insegnanti di sostegno) e di conseguenza quasi la metà degli studenti diversamente abili viene esclusa dalle attività extrascolastiche organizzate nell’istituto (dati Istat
, nota sull'integrazione scolastica degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di I grado, statali e non statali, nell’anno scolastico 2010/11). A fronte di un aumento complessivo di circa 9mila unità rispetto all'anno precedente scende la percentuale degli alunni disabili che partecipano ai campi scuola, che in media non supera il 16%.
La differenza tra regioni e tra Nord e sud è molto netta. E’ evidente che c’è ancora molto da fare.
Partiamo dal dato di fatto che in percentuale il numero degli invalidi è in continuo aumento, complice anche l’allungamento dell'aspettativa di vita. I tagli all’economia, con l’interruzione della somministrazione di fondi in maniera spesso irrazionale, sono già un segno evidente della precarietà del supporto statale. Peraltro i corrispettivi medi non sono certamente tra i più alti a livello europeo: gli uomini ricevono in media 12.334 euro annui di pensione contro gli 11.705 euro delle donne. Il primato negativo per la spesa pro capite destinata all’assistenza dei disabili spetta alla Calabria (appena 326,4 euro contro la media nazionale dei 2.184,3 euro l'anno).
La mancanza di infrastrutture pubbliche ha alimentato la nascita di un business privato di centri riabilitativi e residenze assistenziali. In alternativa sono spesso i familiari delle persone con disabilità a dare vita a strutture di assistenza di tipo privato o volontaristico.
Il disabile non è un malato da emarginare: occorre partire dai servizi, la scuola in primis. I dati Istat de resto confermano l’andamento già registrato a metà del 2011 dal Rapporto “Gli alunni con disabilità nella scuola italiana”, a cura dell’Associazione TreeLLLe, della Caritas Italiana e della Fondazione Giovanni Agnelli. La responsabilità del resto non può essere attribuita al corpo docente che non dispone delle strutture e dei mezzi necessari per assolvere al proprio compito.
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