Si parla spesso, in maniera a volte anche impropria, di crisi dei mutui. Ma questo fenomeno, che dagli Stati Uniti si è esteso all’Europa, altro non è che la punta di un iceberg dietro il quale si celano trasformazioni economiche e sociali di varia natura che minano la stabilità economica delle famiglie, rendendole più vulnerabili dal punto di vista finanziario. E’ da questa prospettiva di analisi che si pone il progetto (dal titolo "Vulnerabilita' e benessere delle famiglie italiane”) messo a punto dal Forum ANIA - Consumatori in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e con il supporto tecnico di GfK Eurisko.
L’analisi empirica è stata condotta dall’Osservatorio nel settembre 2009 ed ha coinvolto 3102 famiglie eterogenee (in modo da includere tutto il panorama italiano dei nuclei familiari). Due anni dopo, il 17 novembre 2011, i risultati dell’indagine sono stati presentanti a Roma, presso l’Ara Pacis in occasione del convegno sulle famiglie al quale hanno preso parte illustri rappresentanti del mondo accademico, nonché esponenti del settore economico e sociale.
Ma anche stando alla stato dei fatti, senza scomodare eventi ipotizzabili, molte famiglie palesano una grave difficoltà economica: il 15% di quelle esaminate non riesce a sopravvivere con le entrate ed è costretta ad attingere ai propri risparmi, il 6,1% non ha altra via se non quella di richiedere un prestito o contare sull’aiuto di parenti e amici.
Merito dell’indagine
è quello di aver saputo calcolare un indice di vulnerabilità da mettere in rapporto con i risultati degli anni a venire. I fattori discriminanti che incidono sulla gravità della difficoltà economica sono la residenza al Sud Italia, la status di divorziato e l’essere donna. Concorrono invece a determinare una condizione di benessere il grado di istruzione, il lavoro con contratto a tempo indeterminato e la casa di proprietà. Il giudizio che gli intervistati hanno dato sull’andamento in senso temporale lascia intravedere al momento una certa stazionarietà delle condizioni di crisi: il 50% percepisce le stesse difficoltà dell’anno precedente, il 44% segnala invece un peggioramento dovuto ad un incremento imprevisto delle spese,. Il futuro non è fatto di rosee aspettative: il 58,25%, infatti, non prevede miglioramenti.Tra le preoccupazioni degli italiani, al primo posto troviamo il timore per lo stato di salute (41% si dice molto preoccupato), seguono le preoccupazioni per il lavoro, per quanto riguarda la perdita dell'occupazione (35%) o la riduzione dell'orario di lavoro (23%).
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