In Italia c'è bisogno di più
politiche per conciliare lavoro e famiglia. A sostenerlo non è
qualche slogan elettorale o associazione dei consumatori, ma l'Ocse,
nel rapporto Doing
Better for Family
, in cui l'organizzazione per la Cooperazione
e lo Sviluppo Economico ha analizzando la condizione delle famiglie
dei 34 Paesi Membri. Tre i parametri fondamentali analizzati: il
tasso di occupazione femminile, il tasso di natalità e la povertà
infantile.
Inutile dire che il quadro italiano che
emerge dal rapporto è tutt'altro che lusinghiero, visto che il
nostro Paese risulta caratterizzato da un basso tasso di occupazione
femminile, da un basso tasso di natalità e da un alto rischio
di povertà infantile. In concreto l'Italia è ben al di sotto della
media rispetto a tutti e tre gli indicatori presi in esame. Questo
perchè da un lato risulta molto difficile conciliare lavoro e figli,
mentre dall'altro occorrerebbe una maggiore occupazione dei genitori
per ridurre il rischio di povertà infantile. Da questo rompicapo
si esce solamente, sottolinea l'Ocse, rafforzando le politiche per
l'infanzia e il lavoro che contribuiscono a rimuovere gli ostacoli
all'occupazione femminile. Infatti, rispetto a molti altri Paese
membri, le donne italiane risultano più in difficoltà nel
conciliare lavoro e ciò comporta spesso il dover scegliere tra avere
un lavoro o avere dei figli. Il risultato di questa situazione è un
basso tasso di natalità (pari secondo
l'Istat nel 2010 a 1,41 figli per donna) e un basso tasso di
occupazione femminile (pari
al 48% contro una media Ocse del 59%). Secondo il rapporto il
tasso di fecondità in Italia è fermo dagli anni '80, periodo in cui
però crebbe rispetto al calo degli anni '70. I giovani italiani anche per
avere una posizione lavorativa più stabile, spesso posticipano l'età
in cui avere un figlio, col rischio di perdere ogni treno. Infatti,
nel nostro Paese ci sono molte donne senza figli, molto più che
altrove. Ad esempio quasi una donna su quattro di quelle nate nel
1965 non ha figli, contro una su dieci di quelle francesi nate nello
stesso anno.
Il Tasso di povertà infantile in Italia è pari al 15%, ma, sottolinea il rapporto, il rischio di povertà per i bambini che vivono in famiglie in cui entrambi i genitori sono disoccupati, è estremamente alto. I dati in questo caso sono allarmanti, con circa l88% dei bambini che vivono con un solo genitore, disoccupato ad essere poveri, 26 punti percentuali in più rispetto alla media Ocse. Allo stesso modo il 79% dei bambini che vivono con entrambi i genitori, i disoccupati, è povero, contro una media Ocse del 50%. La percentuale italiana si avvicina alla media Ocse, pur rimanendo inferiore, per quanto riguarda la situazione in cui uno dei soli genitori con cui vivono i bambini ha un lavoro. In questo caso il 22% dei bambini italiani risulta povero contro una media del 17%.
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FLESSIBILITÀ DEL LAVORO
la flessibilità degli orari di lavoro
svolge, nel nostro paese, un ruolo limitato nell'aiutare i genitori a
conciliare lavoro e famiglia. Meno della metà delle imprese con più
di 10 dipendenti, infatti, offre flessibilità ai propri dipendenti,
mentre il 60% dei lavoratori dipendenti non è libero di variare il
proprio orario di lavoro. Questa condizione unità alla scarsa
offerta di servizi pre e dopo scuola, pone ai genitori italiani molte
difficoltà nello svolgere un lavoro a tempo pieno. Per questa
ragione quasi un terzo delle donne (il 31%) svolge un lavoro
part-time, opzione scelta però solo dal 7% degli uomini. In chiusura
ricordiamo che nel rapporto Ocse Society at Glance è emerso
che in Italia la disparità di genere tra il lavoro non retribuito
svolto da donne e uomini è tra le più ampie dei Paesi Ocse.
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RISORSE:
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Dati Istat: gli asili nido coprono solo il 12,7% dei bambini. italia fanalino di coda d'Europa
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